I pici della signora Ada sono i più boni dimmondo

I pici della signora Ada sono i più boni dimmondo

A pensarci bene, è veramente stupido rinunciare a una cosa bella solo perché sei impegnato a farne tante brutte. Questo ho pensato, forchetta in mano, davanti ai sensazionali pici della signora Ada.

L’invito era arrivato da tempo ma, per un motivo o per l’altro, l’appuntamento era stato sempre rimandato. “Stavolta sono di fretta”. “In questo periodo è proprio impossibile”. “Mi piacerebbe molto ma…”. Baggianate di questo tipo mi avevano tenuto lontano da questa meraviglia. E soprattutto da un’accoglienza autentica, schietta come la gente di campagna, capace di incidere sull’umore meglio degli psicofarmaci.

I pici dunque. Primo piatto celeberrimo della tradizione senese, diffuso a macchia di leopardo in diverse aree del sud della Toscana, con piccole variazioni sul tema che influenzano anche i nomi (dai pinci, a Montalcino, fino agli umbrichelli. Ma potrei citarne decine).

Poco cambia nella sostanza: i pici sono una pasta lunga della tradizione fatta con acqua e farina. Le uova non sono previste, se non in quantità minima, come piccola variante alla ricetta originale. L’impasto si stende con il mattarello e poi si lavora a mano, dando vita ad un movimento che diventa verbo: appiciare.

I condimenti più famosi? All’aglione, al ragù, col sugo di nana (anatra), con le briciole (briciole di pane soffritte in olio d’oliva). Ma le possibilità ovviamente si sprecano e la fantasia è l’unico limite.

Si dice che i pici della signora Ada (nel video qui sotto) siano i migliori della zona di Montepulciano. Ora so che è vero e posso testimoniarlo.

Le Bèrne 2001

Lei è la madre di Andrea Natalini, vignaiolo in quel di Cervognano, grand cru della zona. Dunque con questi piatti abbiamo abbinato un vino de Le Bèrne, la sua cantina. Non uno qualunque ma il Nobile di Montepulciano 2001. Me lo ricordavo buono, invece era eccezionale. Integro, vivido, giovanile, dai profumi di ciliegia intensi quanto eleganti e armoniosi; bocca carnosa e avvolgente, di tessitura setosa e lunghissimo finale. Un grande rosso per un grande piatto. Territorio, punto e basta.

 

 

 

 

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.