Bussia 2004 Fenocchio | E' sempre tempo di Barolo

Bussia 2004 Fenocchio | E’ sempre tempo di Barolo

Oggi le situazioni imbarazzanti vengono risolte abbassando lo sguardo verso il proprio smartphone, però c’è stata un’era in cui l’uomo amava rompere il silenzio parlando del “tempo”. I più giovani devono saperlo, le previsioni meteo, il troppo caldo o il troppo freddo, la pioggia che non vuole smettere di cadere o la nebbia hanno salvato migliaia di persone da crisi di panico – relazionali altrimenti ingestibili, in altrettanti ascensori disseminati in tutto il pianeta.

Anche se questa funzione vitale sta pian piano venendo meno, i fenomeni atmosferici continuano ad appassionare il genere umano. Con pieghe e risvolti curiosi, imprevedibili, in certi casi innovativi.

Ogni volta che incontro un’amica colombiana che si è da poco trasferita in Italia, non riusciamo proprio a sorvolare sulla solita diatriba a sfondo climatico, con lei che insiste sulle meraviglie di una temperatura costante per tutto l’anno (i classici 25-28° da tanti idealizzati) ed io che trovo questa possibilità a dir poco spaventosa.

Lo so, rischio di essere in schiacciante minoranza. Sarà il Gemelli che è in me, oppure, più semplicemente, che non sono proprio portato per le situazioni durature, godendo a più non posso delle fini, degli inizi, dei cambi di scena e di tutto quello che è mutevole.

Il mio andamento climatico ideale, tenetevi forte, prevede uno schema in cui le quattro stagioni si susseguono a ritmo settimanale. In un mese le vorrei tutte. La prima settimana primavera, la seconda estate, la terza autunno e la quarta inverno. Sono fatto così. Desidero il caldo fino al secondo giorno, quando mi ritrovo a fantasticare di sere gelate e caminetti accesi. E viceversa, ovviamente.

Devo dire che il Maggio che ci siamo lasciati alle spalle mi ha quasi accontentato, saltellando allegramente tra le temperature e cieli di diversi colori. Situazione perfetta per stappare vini diversissimi tra loro, in altrettante situazioni: dal bianco fresco in riva al mare al rosso strutturato col caminetto acceso.

Nel secondo filone è capitato anche il Barolo Bussia 2004 di Fenocchio. Vino molto buono, che non difetta di densità e non mostra alcun passaggio a vuoto, neppure minimo, come a volte capita ai rossi di quest’annata classica, ma anche piuttosto produttiva.

Un Bussia come si deve, insomma, di bella struttura e articolazione. Classico, ovviamente, come lo stile maison impone, affidato a fermentazioni naturali, macerazioni lunghe, affinamenti in grandi botti tradizionali. Il ventaglio aromatico, austero, di grande impatto, alterna profumi di liquirizia, radici, tabacco e frutti scuri, con un sottofondo balsamico mai eccessivo ma sempre presente. La bocca, come detto, ha struttura e profondità, oltre ad una presenza alcolica significativa ma mai in eccesso. Un gran bel vino, figlio di una delle realtà con il miglior rapporto felicità – prezzo delle Langhe.

Ne ho ancora una bottiglia in cantina. Finisce che la stappo a breve, magari nella settimana invernale della prossima estate.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.