San Giovanni, Fiano Tresinus 2010: dimenticate l'Irpinia e godete

San Giovanni, Fiano Tresinus 2010: dimenticate l’Irpinia e godete

Certo che la vita è proprio strana. Sei lì per anni a fare il tuo lavoro, faticando ad essere riconosciuto e apprezzato dai tuoi stessi compaesani. Poi all’improvviso, senza un’apparente ragione sostanziale, il mondo si accorge di te e finisci un giorno sì e l’altro pure sulle timeline più social.

La parabola narrativa dell’Agricola San Giovanni di Castellabate è più o meno questa: Mario Corrado e Ida Budetta fanno vino dal 1993 in uno dei luoghi più incantevoli del pianeta terra, una riserva naturale formalmente protetta ma conservata nei fatti solo grazie alle loro faticose cure. Eppure si tratta di un nome familiare da meno di un lustro per gli appassionati più esigenti e curiosi, e non perché la piccola produzione fosse meno interessante o caratterizzata in precedenza. Misteri insondabili.

Non ve la racconterò di nuovo la storia della tenuta, sarebbe soltanto un’inutile duplicazione rispetto all’ingente documentazione reperibile sul web. Mi fa piacere, invece, condividere le impressioni generate dal riassaggio del loro Fiano Tresinus 2010. Ristappato, non per caso, con l’amico Mauro Viandante Bevitore Erro, a cui devo (insieme a Fabio Cimmino) buona parte del mio tardivo innamoramento per i vini di Mario e Ida. *

Grande annata per i bianchi campani e memorabile versione, pienamente all’altezza delle aspettative legate al ricordo dei primi test a ridosso dell’uscita. La sosta in bottiglia ha soltanto ampliato la sinfonia mediterranea di frutta estiva, macchia, erbe officinali, con lo scheletro salmastro a prendere la scena man mano che l’ossigeno entra virtuosamente in azione, insieme a qualche grado di temperatura in più. Dimenticate l’Irpinia e godetevelo soprattutto nella sua dimensione solare, tanto avvolgente quanto rinfrescante: è un bianco importante per forza e volume, ma nemmeno per un attimo la beva è rallentata da ridondanze gliceriche ed estrattive.

A distanza di quattro giorni il profilo aromatico si mostra letteralmente intatto: i profumi sono totalmente integri, il sorso ha addirittura aggiunto un plus di sapore e armonia, la chiusura si conferma di inappuntabile precisione. Mi resta un’ultima bottiglia, che a questo punto sono curioso di risentire verso il 2020. Me ne sono accorto tardi di queste meraviglie, e mi viene da dire meglio tardi che mai.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.