Pietracupa, Fiano di Avellino 2004: quando una “riuscita minore” è più importante della grande bottiglia

Pietracupa - Fiano '04

Se ne avete, stappatelo. Perché si diventa più bravi come produttori e bevitori nello stesso modo: imparando dai propri “errori”.

Ristappo il Fiano di Avellino 2004 di Pietracupa, lo ritrovo in ulteriore calo rispetto a qualche stagione fa, in debito di polpa, energia e sapore. E penso che Sabino Loffredo debba in qualche modo dire grazie a riuscite minori come queste se oggi è trasversalmente considerato uno dei migliori interpreti bianchisti, d’Irpinia e non solo.

Ricordo perfettamente il suo nervosismo nelle settimane successive a quella vendemmia capricciosa, tardiva e abbondante. L’inquietudine di chi sa che qualcosa di migliore poteva essere fatto, ma se ne rende conto solo quando è troppo tardi. Quando questa “delusione” si trasforma in un plus di orgoglio e attenzione, i risultati inevitabilmente arrivano. E quando si inciampa nuovamente è perfino salutare, perché in un contesto tanto competitivo non ci si può permettere di adagiarsi sugli allori nemmeno per un secondo.

Per chi compra e vuole godersi una bella bottiglia funziona in maniera del tutto analoga. E’ fondamentale conservare la memoria delle scelte “sbagliate”, delle bevute inappaganti, degli acquisti che si rivelano incauti a distanza di tempo, magari semplicemente perché sono cambiati i nostri gusti. Altro che rimuovere: voglio tenerle bene a mente, quelle etichette che una volta mi facevano battere il cuore e che ora mi sono del tutto indifferenti. E’ a suon di ondeggiamenti ed ingenuità che oggi entro nella mia piccola cantina e la sento più “mia”. Mi sembra una cosa bella, tutto sommato.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.