Jean-François Germain, la Borgogna Bianca che disseta

Jean-François Germain, la Borgogna Bianca che disseta

Dicevamo dei Borgogna 2010 in chiusura *.

Beh, non tutti. Niente di strano: i vini sulla carta più semplici e leggeri la sfangano spesso, o comunque riescono di solito a mimetizzare meglio le eventuali fasi di mutismo e introversione.

O forse è solo questione di caos. E di accettare l’idea che non è il vino il nostro passatempo, ma siamo noi il passatempo del vino. Che si diverte a guardarci mentre elaboriamo teorie demolite nella pratica un secondo dopo.

A me sta bene, se questo significa godere suinamente con poco più di 10 euro, quelli con cui ci siamo portati via il Bourgogne Chardonnay dalla cantina di Jean-François Germain *. Produttore di Meursault che si conferma sempre più nelle mie corde per il suo stile puro, dritto, affilato ma quasi mai gratuitamente crudo o cerebrale.

Bottiglie da mettere a tavola con gli amici più critici verso la Borgogna Bianca: zero legno, 100% di agrumi, erbe balsamiche e iodio, tanta energia salina, bevibilità da gatorade. E una presenza gustativa quantomeno da Village, se non da premier cru: capita sempre più raramente, ma ogni tanto ancora si riesce a chiudere un buon affare.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.