Salvate il bevitore precario: i Nebbiolo 2013

Salvate il bevitore precario: i Nebbiolo 2013

Tutto quello che si legge su Vinitaly è vero: una fiera troppo grande per una città troppo chiusa, totalmente inadatta a chi pensa di tarare le proprie esigenze lavorative su programmi dettagliati, orari sicuri e comunicazioni in tempo reale.

Discorso diverso se si arriva a Verona con lo spirito di chi si iscrive ad un grande game show collettivo, una sorta di ibrido tra Giochi senza Frontiere e Pechino Express. Ben disposti a praticare H24 quello che Gianni Mura descrive efficacemente come “nomadismo creativo”. Nient’altro che la trasposizione organizzativa del mantra improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo, teorizzato dal sergente istruttore Gunny Highway-Clint Eastwood, divisione esploratori del corpo dei Marines.

Parliamoci chiaro: essere dei disadattati ciondolanti aiuta parecchio per non soccombere all’horror vacui e conservare un metodo tutto sommato produttivo. Seguendo l’ispirazione del momento e ritrovandosi in giro per il padiglione n° 10 (ex 9) alla ricerca di Verduno Pelaverga e Nebbiolo “base” 2013, divertendosi come matti prima di tutto ad osservare le reazioni dei vigneron piemontesi. Evidentemente non gli capita di frequente che tizi malvestiti rispondano con sdegnoso diniego alla loro domanda: «Vuole assaggiare i Barolo?»

Non lo dicono, ma i loro occhi non mentono: questo è tutto scemo. Il fatto che abbiano perfettamente ragione nulla toglie, comunque, al valore “antropologico” dell’esperimento: i produttori si meravigliano ancora quando qualcuno si dimostra interessato ai propri vini d’entrata più che a quelli con cui fanno man bassa di premi, recensioni e post. E succede perfino in Langa, la zona che più ha visto crescere nell’ultimo biennio la domanda di operatori e mercanti internazionali nel segmento premium, complice il fragoroso boom legato all’uscita dei Barolo 2010. Ne abbiamo già parlato a lungo (qui e qui), quindi non ci ripetiamo; vale però la pena sottolineare una volta di più come si tratti di vero movimento collettivo, destinato ulteriormente a consolidarsi nel medio e lungo periodo.

I listini stanno aumentando, ma con una gradualità che sa di saggezza contadina. Le impennate improvvise sono sempre pericolose e i vigneron langaroli sanno bene che al folle hype scatenato dai 2010 (per qualcuno sovradimensionato) può comprensibilmente seguire un’onda meno impetuosa, legata a due annate senza dubbio più controverse come 2011 e 2012. Per poi riesplodere, magari, quando saranno pronti i 2013: millesimo “classico” che sembra avere tutte le carte in regola per farsi desiderare dalla vasta comunità di bevitori militanti, che cercano prima di tutto riconoscibilità territoriale, energia, complessità.

I primi assaggi in botte dicono che ci sarà da divertirsi (e ahimé da fare sacrifici), ma la bellezza dei circoli virtuosi si manifesta anche a chi non è così coinvolto in questioni da eno-nerd. Per ogni cru, selezione e riserva avviata a diventare “fuori prezzo” per i portafogli meno capienti, ci sarà probabilmente modo di consolarsi con un’ampia fetta di vini dal costo non certo proibitivo, altrettanto coerenti ed appaganti. Da questo punto di vista si sta delineando una nuova piccola miniera d’oro, come dicevo, nel variegato universo dei Nebbiolo “base”, quasi tutti reperibili nella fascia dei 5-15 euro in cantina, mettendo un attimo da parte le eccezioni rappresentate dai “mostri sacri”. Tipologie a lungo trascurate, quantomeno dalla comunicazione specializzata: se su Barolo e Barbaresco si recupera agevolmente una sterminata documentazione su vigne, millesimi ed interpreti, è piuttosto raro imbattersi in report dettagliati comprensivi di recensioni e consigli su etichette marchiate Nebbiolo d’Alba o Langhe Nebbiolo.

Non si tratta naturalmente soltanto di amnesie informative, rimesse in discussione da contingenze pauperistiche. Il fatto è che, semplicemente, questi vini non erano così interessanti fino a qualche tempo fa: di sicuro sarà capitato in passato di ignorare interpretazioni meritevoli, ma nell’ultimo lustro si è evidenziato un cambiamento sostanziale di approccio verso queste tipologie, prima di tutto nella concezione dei produttori. Generalizzando, ma non più di tanto, capitava spesso di imbattersi in vini un po’ “né carne, né pesce”: troppo materici ed austeri per giocarsi la partita del rosso quotidiano, non così cesellati e profondi per tenere testa alle interpretazioni più ambiziose. Anche perché in molti casi si trattava di Barolo e Barbaresco declassati in corso d’opera, lavorati inizialmente con protocolli simili per quel che riguarda macerazioni ed affinamenti. Per ammissione degli stessi produttori, si finiva per proporre come Nebbiolo d’entrata non solo quelli realizzati con le vigne più giovani, i cru meno vocati o le uve meno adatte ai lunghi invecchiamenti, ma anche con le botti meno performanti, le masse analiticamente meno convincenti, e così via.

Naturalmente ci sono anche oggi vini costruiti in questo modo, ma l’impressione è che ci sia proprio un pensiero diverso a monte. Bottiglie che già nascono con un’idea precisa di ciò che vogliono e debbono essere, a partire dalle vigne dedicate, le epoche di raccolta e le prime trasformazioni in cantina. Non più dei “vorrei ma non posso”, ma rossi dichiaratamente agili, golosi, coinvolgenti, senza per questo rinunciare alla fibra, allo scheletro, alla tessitura che ci si attende dal vitigno. Nebbiolo di forma leggera e sostanza solida, tutt’altro che estrattivi, sempre più spesso maturati in legni usati di varie dimensioni e in alcuni casi anche solo in acciaio e cemento.

Ciascuno col suo accento stilistico e territoriale, come detto aumentano anno dopo anno le opzioni da scovare e piazzare nello scaffale giornaliero senza tentennamenti. Anche e soprattutto per coloro che non si rassegnano alla dittatura del bianco e del rosato nei mesi estivi: molti di questi vini si prestano felicemente ad essere stappati dopo un’oretta di frigo, accompagnando un’ampia rosa di piatti, preparazioni ittiche, minestre e insalate comprese. Ecco allora un piccolo promemoria relativo ai migliori Nebbiolo 2013 assaggiati in fiera a Verona, impreziosito dai consigli dei miei amici Burocrati, freschi reduci dal consueto tour primaverile in Langa (cinquantesimo giro in tre anni, credo). Mi sono spesso affidato ciecamente alle loro dritte, ritrovandomi regolarmente a ringraziarli per la possibilità che mi danno di sentire cose nuove, stimolanti, a volte veri e propri fuoriclasse di domani, senza necessariamente dare il colpo di grazia finale alle già traballanti finanze.

Nebbiolo “base” 2013 – Consigli per gli acquisti

Commendator G.B. Burlotto – Langhe Nebbiolo 2013

Vigne principalmente di Verduno, macerazione e fermentazione di circa 7 giorni in tini di rovere francese, maturazione per circa 15 mesi in rovere di Slavonia e Allier da 35 ettolitri.
Iperclassico, profilo fresco e respirabile, dritto ma non algido, perfetto per la tavola. Tra i 10 e i 15 euro.

Guido Porro – Langhe Nebbiolo 2013

Uve di Serralunga d’Alba, macerazioni di 15/20 giorni in vasche di cemento, 6 mesi in legno da 25 ettolitri.
Interpretazione più maschia ed arcigna, più amarena che lampone, tannini in rilievo senza pregiudicare bevibilità e slancio. Intorno agli 8 euro.

Massolino – Langhe Nebbiolo 2013

Prodotto con i vigneti più giovani di Serralunga, macerazioni di circa 10 giorni, affinamento in botte grande per un anno.
E’ sempre stato uno dei miei “base” preferiti e il 2013 mi sembra una delle migliori versioni di sempre. Un vino completo, irresistibile per forza fruttata e fittezza sapida. Tra i 10 e i 15 euro.

Principiano – Langhe Nebbiolo Coste 2013

Uve provenienti principalmente dal cru Coste di Monforte d’Alba, a cui si aggiunge una piccola percentuale del Boscareto di Serralunga. Fermentazione di circa tre settimane, senza inoculo di lieviti e in assenza di solforosa aggiunta, affinamento esclusivamente in inox.
Stile sottrattivo, più sugli umori terrosi e speziati che sul frutto, forse il Nebbiolo più “invernale” tra quelli qui ricordati. Ha bisogno di attenzione e pazienza, ma ne vale la pena. Sui 12 euro.

Rizzi – Langhe Nebbiolo 2013

La vigna di riferimento è il cru Rizzi di Treiso, la fermentazione è svolta in acciaio per una ventina di giorni, l’affinamento è completato in rovere di Slavonia da 30 Hl (circa 10 mesi).
Altra etichetta cresciuta esponenzialmente nelle ultime stagioni, un po’ come l’intera gamma della famiglia Della Piana. Declinazione luminosa e leggiadra, ho deciso che lo proverò sulle seppioline arrosto. Meno di 10 euro.

Il consiglio di Matteo “Conte Meursault Bicchieron de Bicchieronis” Farini:
Alessandro e Gian Natale Fantino – Rosso dei Dardi 2013

Vino da tavola solo per questioni burocratiche, affinato esclusivamente in acciaio: nebbiolo tuttifrutti, sottile e profumato, vi farà godere con 5 euro o poco più, perfino su un’insalata caprese di cilentana e sorrentini.

Il consiglio di Emiliano “Manichi” Luciano:
Elio Sandri – Cascina Disa – Langhe Nebbiolo 2013

Vigne di Perno a Monforte (la porzione che guarda Serralunga): frutto rosso, tannino scalpitante, acidità vigorosa, consigliatissimo a chi ama nebbiolo di carattere. Sui 10 euro.

Il consiglio di Giovanni “Jossik” Bossi:
Cortese – Langhe Nebbiolo 2013

Estremamente floreale, rosa nettissima, decisamente più maschio e potente nell’incedere gustativo. Sta affinando in cantina, uscirà probabilmente dopo l’estate e lo si potrà recuperare intorno ai 10 euro.

Bonus Track – Il consiglio di Henry “Gran Visir dei Mangiamorte” Vittoxx:
Giacomo Conterno – Barbera d’Alba Francia 2013

Ne parlavamo qualche tempo fa su questi schermi: la Barbera Francia è uno dei “vini traino” per eccellenza e la versione 2013 (esce a settembre) è in abbinamento obbligatorio con i fortunati-lungimiranti assegnatari diretti di mostriciattoli come il Barolo Francia 2011 e il Monfortino 2008. Avercene: più territoriale che varietale, come spesso accade, è un vino stratificato ed autorevole, che farà sembrare ottimamente spesi i circa 30 euro necessari.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.