Il Giappone visto da seduto / La visione contemporanea di Ryugin

 

Giorno 11 o 12

Pranzo: ore 13,30, ristorante Esaki (3 Stelle). Poco da raccontare a parte la simpatica faccia da nerd dello chef patron. Menù snello al confine con l’ospedaliero. Quattro portate più dolce in 40 minuti. Non ricordo niente, forse a causa del sakè. Anzi una frittata, così dolce da sospettare galline in iperglicemia, e un esemplare tè alle erbe.

Cena: ore 22. Ristorante Ryugin. Lo chef Seji Yamamoto è l’enfant prodige della cucina contemporanea giapponese. Orizzontale di sakè (ho scoperto una predilezione per gli Junmai Daiginjo) nel senso che, alla fine, ero steso, in asse col pavimento e perpendicolare agli altri commensali.

La sala d’attesa al piano superiore e’ animata da due gufi reali narcotizzati ma vivi. Veri. Reali, appunto. Scendiamo giù. Inizia la sequenza di piatti colti, contemporanei e tradizionali. Il ritmo dei sapori è rapsodico, la melodia di un compositore samurai interpretata da un cantante dandy.

Bando alle ciance. Riccio, shirako (sperma di merluzzo), bottarga homemade, kinki (pesce rosso di stagione) con pelle da urlo, fugu (pesce palla), manzo di Kagawa e, infine, la sorpresa. Due dolci da urlo, non proprio la cosa migliore che i giapponesi sanno fare: Iced Mandarin Orange e Hot Sakè and Cold Sakè, Sweet Flavour.

 

Giorno 12 o 13

Pranzo: ore 12,45. Ristorante Katsu-zen. Al quarto piano del department store Barney’s una piccola tendina con insegna scritta in kanji rende ardua l’identificazione del minuscolo ristorante, un banco con dieci sedute e una piccola sala privata da quattro posti.

Il locale (1 Stella) è famoso per una delle specialità gastronomiche giapponesi meno conosciute da noi occidentali: il tonkatsu, una cotoletta di maiale fritta, in questo caso di razza kurobuta (kuro= nero), servita con una zuppa di miso e un nido di verdure con capelli d’angelo croccanti.

Tre signore simpatiche siedono alla mia destra. Mi chiedono da dove vengo. Rispondo Perugia, e ho chiaro che son finiti i tempi in cui per farci capire dovevamo dire: “Perugia, close to Assisi!”.
In Giappone basta dire Nakata, Hidetoshi Nakata!

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.