Con Coravin il vino è per sempre


Non sono esattamente un fissato di oggettistica e accessori per il vino, anzi, direi che affronto la materia con spirito minimalista e un sano disinteresse.

Mi basta che ci sia la bottiglia giusta, un normalissimo cavatappi e un bicchiere come si deve.

Detto questo, i sistemi per conservare più a lungo possibile un vino mi incuriosiscono. Non arrivo al pieno interesse perché una bottiglia, una volta aperta, in genere la finisco. Se avanza vuol dire che ha qualcosa che (per me) non va e non ho certo voglia di allungargli la permanenza fuori dal lavandino. Però riconosco che per certi locali, sistemi come Enomatic o Winefit possono rappresentare una soluzione interessante.

Partita a sé, almeno per quello che ho capito e sperimentato, gioca il Coravin, un attrezzo che ho scoperto di recente e che funziona più o meno così: si infila un ago nel tappo di sughero (senza togliere nemmeno la capsula), si spilla il vino nella quantità desiderata e si satura la bottiglia di argon (con lo stesso ago), un gas inerte che impedisce l’ossidazione del liquido per un bel po’ di tempo. Tolto l’ago, il sughero si richiude naturalmente e il gioco è fatto.

Come dicevo, qualche giorno fa ho visto da vicino questo strumento e ho potuto testare la sua efficacia. Da Perticaia, a Montefalco, abbiamo messo fianco a fianco una bottiglia di Sagrantino 2007 stappata al momento con una scolma, ovviamente della stessa annata, da cui erano stati spillati un paio di bicchieri con il Coravin, mesi prima, in una degustazione fatta negli Stati Uniti.

Sentenza inappellabile, per quel che mi riguarda. Il vino stappato al momento (28/01/2015) e quello aperto negli USA il 9/06/2014 erano praticamente identici.

Esperimento interessante, non c’è che dire, e un metodo che può tornare buono in varie occasioni. Può interessare, ad esempio, quelle aziende che devono far assaggiare spesso i propri vini (magari vecchie annate), o quei maniaci alla Paolo De Cristofaro che così possono stappare tutto quel che vogliono e, nel caso il vino non sia ancora pronto, rimetterlo tranquillamente in cantina.

Detto questo, capirò chi vorrà investire i quasi 300 dollari che servono per comprare l’aggeggio in uno Chambertin di Trapet o in una bottiglia di Salon.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.