Esclusiva Tipicamente | Intervista al capo dei Mangiamorte del Vino

Esclusiva Tipicamente | Intervista al capo dei Mangiamorte del Vino

Sarei disonesto se negassi di provare una gran paura mentre mi incappucciano e mi spingono sul sedile posteriore dell’auto, senza badare troppo alla buone maniere.

Ma il patto è quello, prendere o lasciare: dopo mesi di estenuanti trattative, contatti criptati e verifiche sulla mia affidabilità, mi viene finalmente concesso il tanto sospirato incontro. A condizione di raggiungerlo in un luogo segreto e non rintracciabile, ma soprattutto di salvaguardare l’identità di colui che è probabilmente il personaggio più temuto e controverso nell’attuale scenario enoico del bel paese.

Un timore presto spazzato via dall’orgoglio di essere il primo cronista in assoluto a strappargli un’intervista dal vivo, senza dubbio la più importante esclusiva di sempre nella breve storia di Tipicamente. La mia parte narcisa gongola, lo ammetto, mentre mi scortano verso il cuore del covo-bunker, e per qualche momento mi sento come l’Oriana Fallaci degli anni d’oro che si prepara a fare la conoscenza dell’Ayatollah Khomeini.

Ed eccolo, infine. Completamente diverso da come me l’ero figurato: un uomo dai modi pacati e gentili, attento nel calibrare ogni gesto e parola, non so dire se per volontà di controllo o semplice timidezza. Di sicuro sa cosa significhi la responsabilità derivante dal suo ruolo di capo supremo dei Mangiamorte del Vino. Da quando c’è lui il gruppo ha messo da parte l’ispirazione poco più che goliardica degli inizi per inaugurare una nuova fase progettualmente strutturata, nell’obiettivo per nulla celato di ribaltare l’attuale sistema commerciale e comunicativo vinicolo del vecchio continente. Un’escalation vertiginosa, perseguita con feroce determinazione, azzerando nei fatti l’opposizione interna ed eliminando ogni buonismo di facciata. Non era più pensabile, del resto, una linea morbida e conciliante per tenere insieme un numero crescente di militanti, perfettamente identificatisi negli ideali dei maghi malvagi seguaci di Lord Voldemort nella celebre saga di Harry Potter, a cui si deve il nome che battezza il gruppo. Non esattamente un riferimento disneyano alla Bambi, insomma.

Come sottolineano continuamente i seguaci più fedeli del “cerchio magico”, il capolavoro del leader maximo è stato proprio questo: intensificare l’attività di reclutamento difendendo la natura clandestina dell’organizzazione, intrecciando contemporaneamente una fitta rete di rapporti, ramificata fino alle stanze della politica e delle istituzioni. Per Jack Daniel del New York Times ci sono molti punti di contatto nelle modalità con cui si sono disegnate le recenti traiettorie di sviluppo della massoneria europea. Dinamiche che dal suo punto di vista sarebbe un errore sottovalutare, etichettandole magari come semplici spinte lobbystiche. Secondo l’autorevole giornalista americano, l’infiltrazione è infatti già nella sua fase più matura ed operativa, al punto tale che il grande pubblico si accorgerà presto del potere con cui i Mangiamorte del Vino sono in grado di condizionare realmente le scelte presenti e future del settore.

Ecco, allora, perché siamo qui. Proprio per cercare di capire meglio cosa sta accadendo e per ascoltare direttamente dalla voce del gran visir le ragioni e gli obiettivi dell’ordine. Sono perfettamente consapevole delle polemiche che con tutta probabilità si scateneranno con la pubblicazione dell’intervista: so bene quale sia l’opinione di tanti colleghi e produttori sul personaggio in questione, come so che più di qualcuno leggerà nel resoconto una sorta di nefasto endorsement. Io credo che si possa fare informazione senza prendere necessariamente una posizione a favore o contro: il nostro compito è quello di porre delle domande per conto di chi ci legge, tutto qua. Ciascuno, poi, potrà farsi la propria idea.

Ringraziandola di nuovo per averci concesso questo incontro, vado subito al nocciolo della questione. Cosa sono i Mangiamorte del vino, dove e come nascono?

Non nascono, esistono dal principio.
Ma se lei si riferisce all’attuale incarnazione, essa sorge come reazione a un momento storico particolarmente deteriore nella storia del vino. Pochi illuminati si sono assunti la missione di una nuova evangelizzazione contro la corruzione del gusto. Una sorta di Congresso di Vienna, la restaurazione del Grande Vino Assoluto.

Come si diventa Mangiamorte?

Non lo si diventa, lo si è. La selezione è sostanzialmente più che una ricerca, un’opera maieutica: l’estrazione della natura Mangiamorte da un’anima che già la contiene. Come faceva Michelangelo con le sue sculture. I Mangiamorte naturalmente non usano marmo e scalpello, ma cavatappi e Romanée Conti.

Ci potrebbe spiegare per sommi capi qual è l’essenza della filosofia mangiamorte?

Lei mi chiede di riassumere le tavole della legge, non è cosa semplice, si rischia che qualcosa vada perduto… In ogni modo, il Mangiamorte si propone di trasformare ogni sua bevuta in un’opera d’arte e tramite l’esempio elevare lo spirito del mondo enologico. È una crociata, in realtà, contro i falsi profeti del vino mediocre e i loro accoliti.

Chi sono i nemici dei Mangiamorte? Dove operano? Che cosa sostengono?

Il nemico è in noi: io non temo il pezzente al tavolo di fronte a me, temo il pezzente dentro di me. È una lotta quotidiana e senza quartiere contro la miseria umana che alberga nel nostro spirito e nelle nostre tasche.
Poi certo, esiste il fronte esterno, l’armata delle tenebre di quelli del gusto soggettivo, del vino di terroir, del rapporto qualità-prezzo, del vino biodinamico, di quelli che il grande vino si può trovare ovunque… Ma non li definirei nemici, moscerini piuttosto.

Se ho capito bene, il concetto di Vino Mangiamorte ha a che fare anche con una certa soglia di reperibilità e prezzo. E’ corretto?

Crudelmente corretto. Direi sacrosanto. La legge morale dentro il Mangiamorte gli ricorda incessantemente che, se un vino puoi permettertelo, non è il tuo vino. È uno stimolo alla ricerca della perfezione, per definizione infinita. Se di un vino devi chiedere il prezzo, vuol dire che vuoi permettertelo. Questo è lo spirito Mangiamorte. Naturalmente è nell’ordine delle cose che il grande vino sia carissimo e di solito raro: ogni grande vino è costoso, ma non tutti i vini costosi sono grandi.

Allora non può esistere un vino Mangiamorte in qualche modo economico e accessibile, giusto?

Le rispondo con una domanda: lei svenderebbe un brano di sé, un pezzo di storia, un capolavoro per quattro soldi? Potrebbe regalarlo, questo sì. Deprezzarlo mai. No, non esiste grande vino a poco prezzo, né cosa buona in generale, aggiungerei. La qualità non solo si paga, si deve pagarla. Con gioia e sacrificio.

nella foto: il vice capo dei Mangiamorte del Vino

Che consigli darebbe ad un giovane che si avvicina alla strada del mangiamortismo? Come deve essere composta la cantina di un vero Mangiamorte?

Il consiglio per un aspirante discende dalla filosofia che abbiamo prima espressa: guardare in sé stessi, rovesciare la propria anima e le proprie tasche, facendo cadere dalla prima la polvere del retaggio di tutti i falsi miti che impezzentiscono il vero vino, e dalle seconde i danari per accedervi, al vero vino.
La cantina di un mangiamorte deve semplicemente rispettare le prescrizioni dell’index (vinorum proibitorum) in cui sono puntualmente recepiti zone, produttori, cru e annate. È una lettura che consiglio, anche per la sua brevità. In ogni modo, io faccio con 10 etichette, che bastano e soverchiano.

La crisi economica manifestatasi nel 2009 ha duramente colpito la fascia meno abbiente dei Mangiamorte. Che misure avete adottato per limitare i danni? Si è abbassata la soglia e sono stati ammessi nuovi vini? Oppure avete scelto di acquistare e bere meno?

La soglia è l’estremo sigillo, per definizione invalicabile. Pena la fine del mondo enologico come la conosciamo, forse del Tutto. Quindi ai fratelli in difficoltà noi imponiamo o l’astinenza o la riduzione della frequenza bevitoria. Ottimizzare le risorse: convergere le possibilità verso obiettivi di qualità. Sia mai che 20 Barolo “medi” impediscano un La Tache. Ai confratelli che il momento getta nello sgomento e nella tentazione dico: riponete il rossese, gettate il timorasso, venite a me. Un monfortino per voi non mancherà mai.

Quali sono per lei i migliori vini per rapporto qualità prezzo?

Il q.p. non esiste, se non per quelli con poco q.i. In ogni caso: La Tache e Drc, La Turque, Latour e poi il miglior rapporto qualità prezzo della storia: il Monfortino di Conterno.

Meglio una grande annata di un produttore medio o una piccola annata di un grande manico?

Meglio un grande produttore in grande annata, possibilmente se nel suo cru migliore.

Cosa risponde a quelli che dicono che anche Federer può perdere dal numero 200 del mondo?

Che hanno avuto un abbaglio.

Ogni tanto però si legge di degustazioni alla cieca dove il grande vino è stato battuto da quello poco conosciuto e costoso. Cosa ne pensa?

Penso che sono estremamente fortunato: succede sempre quando non sono presente.
Ma per fugare ogni dubbio la informo che i Mangiamorte dispongono di una commissione, una sorta di task force disposta all’uopo per replicare il miracolo. Portateci codesta Bernardette, vedremo se al cospetto dei veri grandi la Madonna riappare.

Non le è mai capitato un vino Mangiamorte deludente o comunque inferiore ad altri vini meno meno blasonati?

Devo ammettere che è successo : l’ultima volta nel 1974, non ricordo però il caso. E comunque quando succede, è sempre e solo per una casualità, come la rovesciata uscita per sbaglio a Gattuso.
In ogni modo sta a noi reagire, non piegarsi allo squallore della realtà. Il Grande Vino è dentro di noi, tutto sta a volerlo vedere, sempre.

Per un giovane Mangiamorte è difficile attenersi all’assoluta purezza della filosofia e resistere alla tentazione di esplorare una serie di vini che lei definirebbe “pezzent”, punteggiati da autorevoli autori con voti da Romanée Conti. Lei come si pone di fronte ai membri che deragliano dai binari, con severità o indulgenza?

Una mente semplice non assurgerà mai all’empireo. La mente semplice rimane tale e a questa consapevolezza bisogna riferirsi. I figli dell’ultimo libro letto saranno sempre senza padre o con troppi. Gli avversari sono appunto i profeti di mediocrità che ammantano di pseudo poesia vini a volte nemmeno decorosi, 100 descrittori per abbellire il nulla. Contro costoro calerà la mia giustizia con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno.

Appendice: Il Decalogo dei Mangiamorte del Vino

1. Non tutti i vini costosi sono grandi, ma tutti i vini grandi sono costosi. Al di sotto di un certo prezzo esistono solo pezzent wines

2. Il grande vino è in ultima analisi il prodotto di un grande manico

3. E’ normale ed anche doveroso tenere pezzent wines in cantina. Tutti quanti abbiamo generi, suoceri, cognati

4. Puoi anche bere pezzent wines, l’importante è che non ti piacciano

5. Anche quando non ti potrai più permettere i grandi vini e sarai costretto a bere pezzent wines, ti ricorderai sempre che QUELLI erano i grandi vini e QUESTI solo pezzent wines

6. Non ci si lamenta del prezzo dei grandi vini. Non ci si lamenta degli aumenti dei grandi vini. O te li puoi permettere, o piangi e beviti pezzent wines

7. Se stai bevendo un grande sangiovese, vuol dire che nella bottiglia in realtà c’è nebbiolo

8. I soli Timorasso e Rossese buoni sono quelli che si beve qualcun altro

9. Il trilemma dei bianchi italiani stabilisce che gli aggettivi “grande”, “bianco” e “italiano” sono compatibili solo a due a due, tutti e tre insieme non possono coesistere

10. Se dev’essere un solo vino, che sia Monfortino. Lui.

Crediti: Alessio Pietrobattista (elaborazione grafica), Comandante Picard (logistica e ricerche)

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.