Costosissimo, buonissimo, pochissimo Kupra


Se avessi assaggiato Kupra 2011 solo quella volta mi sarei fatto qualche scrupolo a scrivere il mio pensiero.

Eravamo tra amici, anche se tutti con un certo litraggio in carriera, baciati dalla solita, commovente accoglienza di Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi, in una una giornata luminosa di inizio anno che più bella non si poteva sperare. Mettiamoci che Eleonora è una delle più strabilianti cuoche che conosco e tanti saluti alle pretese di oggettività.

Per fortuna un’idea precisa me l’ero già fatta. Ben prima delle olive fritte ripiene, del lonzino, del coniglio e del cappone. Avevo assaggiato quasi tutte le annate di Kupra nel corso del tempo e l’ultimo nato appena qualche settimana fa. C’era solo bisogno di un’indagine supplementare e di rimettere a fuoco la faccenda nella sua complessità.

Fatto. Kupra 2011 è pazzesco, non saprei come altro descriverlo. E’ uno dei vini rossi italiani più intriganti che ho assaggiato negli ultimi mesi. I profumi sono intensi e raffinati: un balletto di prugne selvatiche, visciole e fiori freschi. Qualcosa di vivo e in movimento, capace di riportarti di continuo nel bicchiere. Qualcosa che non ti stanca e ti porta con sé in quel tripudio “rosso”. In bocca è calore che non brucia, linee orizzontali che si allungano e tracciano solchi profondi. Tanto succo che vibra. Solare, puntellato però da durezze che non solo lo sorreggono ma gli danno linfa e dinamismo. In un vortice ordinato che non ha mai fine.

Da dove sbuca, sto Kupra?

In effetti quando è arrivato ha colto un po’ tutti di sorpresa. Il fatto è che c’eravamo abituati all’idea che Oasi degli Angeli* fosse il Kurni e il Kurni Oasi degli Angeli. C’è voluto un po’ per metabolizzarlo. Forse neppure Marco ed Eleonora se l’aspettavano, come succede con un figlio non programmato.

Il Kupra è grenache, anzi bordò, come veniva chiamata la varietà dai contadini della zona. Il piceno è una delle sue tappe italiane, capaci sempre di evocare storie di migrazioni, pastori e transumanza.

In zona il bordò stava nei posti più belli – racconta Marco – perché la varietà cerca sole, vento e terreni drenanti. Qui come altrove si piantava su suoli sabbiosi e sassosi, nella tipica forma ad alberello. Ancora oggi si trovano viti a piede franco.

La vigna con cui facciamo il Kupra è stata una specie di scoperta. Un ettaro e mezzo di ‘alberi’ ultracentenari (circa 110 anni), adiacenti ad una mia parcella di Montepulciano. Nonostante sia così vecchia ci sono circa 6 mila ceppi ad ettaro (per la questura 500 n.d.r.). Gli esperimenti cominciano nel 2000 anche se la prima annata commercializzata è la 2006. Non superiamo mai le 500 bottiglie”.

Il Kupra ha tanti meriti. Quello di essere un grande vino, soprattutto, ma anche di aver dato il là a un processo di riscoperta e valorizzazione del bordò. Molte piccole cantine hanno reipiantato la varietà e ripreso a produrre quest’uva: da Valter Mattoni* a Poderi San Lazzaro*, da Le Caniette* a Pantaleone* fino a Clara Marcelli* (in uscita quest’anno con il suo primo Bordò).

Tornando al Kupra: ce n’è poco, costa tanto ma è davvero super. Felice di averci passato una giornata insieme.

LA VERTICALE:

Kupra 2011 – 95/100

Kupra 2010 – 91/100

Naso più scarico del 2011 ma un profilo che resta sostanzialmente maturo, con golose note di fragola e ciliegia. In profondità si sente un accenno di marzapane. La bocca è più scaltra e verticale, con una leggerissima diluizione alcolica. Alla distanza escono intriganti cenni iodati, balsamici e una punta di elicriso.

Kupra 2009 – 92/100

Uva spina, rosa canina, un accenno riduttivo che esalta la sensazione di noisette e tabacco. Poi un’inezia di kren. In bocca attacco morbido, ampio, sferico, scompaginato sul finale da un tannino cazzuto e saporitissimo. E’ il vino che più ha beneficiato della permanenza nel bicchiere: parte timido, si apre e si distende come nessun altro. Finisce con lampi balsamici.

Kupra 2008 –  Resto dell’idea che fosse una bottiglia non del tutto felice e sospendo il giudizio. Ho trovato comuqnue un vino un po’ troppo stanco, con accenni terziari evidenti e una bocca troppo seduta.

Kupra 2006 – 93/100

Vino magnifico, ampio, solare, senza eccessi né bruciature alcoliche. Il tempo ha tirato fuori le radici ed è netta una punta di rabarbaro, oltre che di china. Finale terroso, quasi torbato, di grandissimo fascino.

Kupra 2000

Prima annata sperimentale, imbottigliata in pochi esemplari ma non commercializzata. Bottiglia servita alla cieca, accanto allo Chateauneuf-du-Pape Reserve des Celestins Bonneau di pari annata. Il secondo era strepitoso ma il primo non ha sfigurato.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.