Fra la via Emilia e il West


Qualche giorno fa un amico, mentre parlavamo a ruota libera, mi chiede se ricordassi il momento esatto in cui mi sono appassionato al vino e alla gastronomia.

Ovviamente no! Chi mi consoce sa che ho una memoria fragile, scordereccia, nel bene e nel male, che tende a sezionare le fasi della vita, a isolarle come fossero dei compartimenti stagno.

Impossibile per me dire il momento esatto, figuriamoci il bicchiere che ha fatto scoccare la scintilla. Però sono sicuro della stagione: non la primavera del risveglio e men che meno la pigra estate, bensì il periodo dell’anno che comincia con l’autunno e prosegue con le prime settimane d’inverno.

La stagione delle foglie che ingialliscono e cadono, dell’aria che si fa frizzante e poi fredda, del ribollir dei tini e degli umori di cantina, del bosco e dei suoi tesori, dei ceppi accesi che fanno scoppiettare lo spiedo e fischiare il cacciatore. Insomma, ci siamo capiti.

Non potevo dire no, dunque, all’idea di un giorno a caccia delle prime nebbie d’Emilia, ingolosito da un appuntamento godereccio alla cantina Paltrinieri, innaffiato dal magico Sorbara della casa (il più buono della categoria, almeno per il babbeo scrivente), dalla compagnia di un paio di amici giusti e dall’idea di ingozzarsi di grassi animali e animali grassi.

Le attese non sono state tradite. A cominciare dal Labrusco, ovviamente, che faceva l’amore con uno gnocco fritto da urlo, capace in un battibaleno di disegnare l’itinerario del prossimo viaggio, con tappa obbligata al Ristorante Laghi di Campogalliano.

Messo in sicurezza il pranzo, ci siamo catapultati alla ricerca della merenda perfetta. Come dei Mario Soldati in salsa contemporanea, siamo finiti tra gli strologhino e i culatelli del piccolo salumificio Squisito, a Diolo di Soragna. Una visita come si deve, a spasso per tutto il ciclo produttivo, in una specie di timelapse della stagionatura con focus fondamentale sulle muffe.

L’aziendina è di Angelo Capasso, per tredici anni alla Corte della Corte (Pallavicina) di Re Spigaroli, già nota al pubblico gurmé per la qualità, la trasparenza e i riconoscimenti. I maiali “bianchi” sono allevati in proprio mentre quelli neri si trovano a San Vincenzo, frutto di un accordo con Fulvietto Pierangelini. Facile capire chi alleva e chi trasforma, prima di dividere tutto a metà senza l’ausilio del vil denaro.

Che i culatelli Squisito valgano se ne sono accorti addirittura a Epernay, visto che Dom Perignon (partner ufficiale) li ha scelti come abbinamento perfetto per i suoi eventi in Italia.

Tornando a casa, in macchina, abbiamo riso e parlato molto. Di vino e di cucina, ovviamente, che per noi è un modo per ricordare e comprendere meglio quel che siamo; emozionandoci all’idea del passato pionieristico ed entusiasmante di quelle terre, dense di genuina e popolare civiltà.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.