Champagne come bio comanda

Qualche anno fa ho letto con interesse un libro “diverso” sullo Champagne, capace di mettere il dito nelle piaghe di un marchio talmente prestigioso e forte da risultare praticamente inattaccabile.

Champagne. Il sacrificio di un terroir“, edito da Porthos e scritto da Samuel Cogliati è invece un’indagine che mette a nudo alcune contraddizioni della regione, a cominciare da quelle ambientali.

Pochi conoscono questi aspetti, eppure le vigne dell’appellation più famosa al mondo sono state “concimate” per anni con i rifiuti solidi delle città, Parigi in testa; per non parlare di un’agricoltura assai generosa nei confronti di diserbanti e prodotti chimici di vario genere. Lo Champagne è un sistema di interessi giganteschi, dominato dalla logica delle multinazionali in campo (a cominciare dal gigante LVMH) che hanno messo le questioni commerciali al primo posto e calpestato molte delle altre.

Al di là del valore assoluto dei Recoltant Manipulant e dalla capacità di introdurre con forza concetti come terroir e sottozone nella mappa di un marchio poco abituato alle declinazioni geografiche, l’opera di questi vignaioli è stata importante per invertire la rotta “agricola” della zona, imponendo le questioni ambientali a tutto il movimento, grandi maison comprese.

Da un decennio a questa parte, trovare cantine champagnotte bio e biodinamiche non è dunque un’impresa, tanto da far nascere un’associazione capace di unirle e promuoverle in tutto il mondo.

Ed è proprio l’Association des Champagnes Biologiques*, in collaborazione con Le migliori 99 maison di Champagne*, la guida italiana alle bolle più famose del mondo, ad aver organizzato una bellissima giornata di approfondimento e assaggio, qualche giorno fa a Roma.

Non è per i tanti amici che collaborano a questa pubblicazione e che hanno organizzato l’appuntamento se dico che è stato bellissimo, di alto livello in ogni dettaglio. Per il sottoscritto, un momento buono per focalizzare alcuni vini, tra aziende più volte visitate negli anni, bottiglie note e produttori che non conoscevo.

Tra i “nomi”, almeno in quest’ambiente di Champagne alternativi, non mancavano Fleury, Jacques Beaufort, Marie Courtin, Pascal Douquet, Benoit Lahaye, Franck Pascal, David Léclapart (uno dei miei preferiti in assoluto), Françoise Bedel, Vincent Bilard.

Personalmente mi sono fiondato, prima, sulle bottiglie mai assaggiate, traendo ottime impressioni da quelle di Leclerc – Briant e Robert Barbichon.

Mi fermo su quest’ultimo un momento in più. Erano i primi bicchieri e una degustazione in piedi e veloce impone cautela e un minimo di controprova. Però a me quei vini sono proprio piaciuti.

Leggo che la cantina si trova a Gyé-sur-Seine, dunque nel dipartimento dell’Aube, possiede 9 ettari (bio dal 2010 e biodinamici dal 2012) ed è alla quarta generazione di viticoltori.

Ecco i tre vini assaggiati:

Blanc de Blancs

Naso che attacca su lieviti nobili, incrocia la mela gialla e la ginestra, in un profilo ossidativo contenuto, abbellito e rinfrescato dalla componente sassosa. Bocca cremosa e coerente, lunga, con note delicate di cacao al centro, di mandorla e lieve marzapane sul finale. Carbonica perfetta. Dosaggio: 6g/l

Blanc de Noirs

Mi è piaciuto molto, lo dico subito. Ha profumi di mandarino, buccia d’arancia e nespola ma soprattutto una bocca tridimensionale, perfettamente contrastata tra sensazioni dolci e acide, dalla bollicina perfetta e finale lunghissimo. Dosaggio: 5g/l

Réserve 4 Cépages

70% pinot nero, 10% pinot bianco, 10% chardonnay, 10% pinot meunier da cui il nome di questo Champagne complesso e allo stesso tempo reattivo. Naso fine, ricchissimo di note agrumate “arancioni”, con sensazioni vinose bilanciate da cenni minerali. La bocca è più densa delle altre due ma la struttura non fa perdere di vista una lettura della carbonica impeccabile che accompagna un finale lunghissimo e vibrante.

PS: Il tizio accanto a me nella foto è Franck Pascal che, come detto a più riprese, somiglia incredibilmente al nostro Francesco Pascale *

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.