Pierre Morey o non Pierre Morey?

Non vado neppure a cercare gli appunti, nel perenne caos del mio studiolo ci metterei tutta la giornata, ma ricordo che quella da Pierre Morey fu l’ultima visita di un filotto memorabile in Borgogna.

Era novembre 2011. Chissà se è per questo, cioè per il fatto di essere arrivata alla fine, col gruppone un po’ provato e sostanzialmente appagato, che non la ricordo con l’entusiasmo di altre.

Certo gli spunti non erano mancati, così come il piacere di assaggiare e parlare di vino con uno dei protagonisti indiscussi della regione, régisseur in una cantina importante come Leflaive e artefice del Domaine che porta il suo nome, biologico a partire dal 1991 e biodinamico dal ’97.

Eppure la scintilla non era scoccata, quel giorno. Non che quei bianchi non fossero eccellenti, per carità. Però non ci coinvolsero del tutto, ingabbiati in uno stile puntuale, stilisticamente chiaro e preciso, ma incapace di smuoverci nel profondo.

I vini ci sembrarono scolpiti, intensi, con avvolgenti sensazioni tostate: i classici richiami burrosi e speziati lasciati dall’affinamento in legno nuovo. Certo erano giovanissimi, avremmo dovuto certamente seguirne l’evoluzione per abbozzare un giudizio più serio e preciso, ma siccome ormai sui bianchi della zona ci siamo fatti una nostra idea, quello del mancato divampare di una bruciante passione è per ora il responso finale.

Pochi giorni fa, ingolosito dal prezzo e dalla curiosità, ho deciso di tornare sui vini di Pierre Morey dal pian terreno, stappando al ristorante un semplice Bourgogne Chardonnay ’08.

Devo dire che l’intuizione si è rivelata azzeccata e ne è uscita una bevuta stupenda. Già il colore brillante, con intense venature verdi, mi aveva rassicurato. Il naso ha confermato tutto: lime, buccia d’uva fresca, pepe rosa, grafite. Tutte sensazioni traghettate in una bocca scattante, di grande freschezza, forse un filo cruda nel finale ma perfetta a tavola. Di clamorosa bevibilità.

Certo le domande restano. Il legno, che pure faceva sentire la sua presenza, sarebbe stato così discreto anche in uno dei Mersault della casa o addirittura nel Baratd – Montrachet? Il tempo è galantuomo con questi vini e quelli che ci sembrano eccessi sono in realtà componenti che lo scorrere degli anni provvede ad amalgamare?

Orecchiando in giro, le opinioni su questo produttore sono le più disparate. Personalmente ho ancora bisogno di qualche bottiglia di approfondimento ma sarei curioso di sentire altre impressioni …

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.