Amburgo Felix


25 maggio 1983. Ricordo che giocai a pallone tutto il pomeriggio aspettando la partita. L’attesa era grande, come tutti i giorni di bambino che portavano alla finale della Coppa dei Campioni.

Finì a sorpresa, quella volta, con la vittoria dell’Amburgo sulla Juventus super favorita, grazie ad un incredibile gol di Felix Magath. Mai nome fu più azzeccato.

Ecco, a pensarci bene, quello è stato per tanti anni il mio unico collegamento con Amburgo, città snobbata, fuori dalle mie rotte d’interesse e dai programmi di viaggio. Poi arriva Roberto, un mesetto fa, che mi dice di dover andare ad Amburgo per un appuntamento di lavoro. Qualcosa mi solletica dentro e rispondo di getto: “sai che c’è, vengo anch’io”.

Beh, non me ne sono pentito. Intanto perché avevo voglia di nord Europa, ma questa non è una novità. Io ho sempre voglia di nord Europa. In una vita precedente devo aver vissuto lassù, tra i mattoni rossi e i tetti di rame, con l’aria frizzante e il cielo bizzoso, che ti bagna e ti asciuga di continuo.

Poi perchè Amburgo è bellissima, con i suoi quartieri e il porto, i fiumi e i canali. E’ anche grandicella, dunque come al solito vado alla rinfusa. Sarebbe presuntuoso proporre un itinerario sensato della città. Impossibile farsi un’idea precisa in pochi giorni e qui non si è avvezzi al copia – incolla.

Io e il mio amico abbiamo prenotato una stanza all’Intercity Hotel*, praticamente attaccato alla fermata della metro Altona. Da quanto ho capito, l’albergo appartiene alla società che gestisce i trasporti pubblici, dunque all’arrivo ci hanno dato un biglietto per girare liberamente, ovunque e con ogni mezzo, per tutta la durata del nostro soggiorno. Una figata.

La zona pedonale di Altona, almeno nei giorni in cui siamo stati lì, è un posto pieno di eventi di piazza e artisti di strada. Molto viva e gradevole, con un bel mercato mattutino lungo la via.

Per la colazione abbiamo scelto il Klippkroog*, localino delizioso, con interni minimali in legno chiaro e tavoli all’aperto, capace di un’offerta che dura tutto il giorno ma dalle soluzioni stupende per cominciare bene la giornata. Croissant al burro, marmellate buonissime, yogurt con frutta fresca ma anche, ovviamente, uova, wurstel e tantissimo altro. Ottima anche la caffetteria, che in città ha il suo indirizzo più famoso al Kaffeerösterei, torrefazione con mescita nella zona della città vecchia. Un posto di solito molto affollato, dalla seducente atmosfera coloniale.


Andare in una città che non conosci nasconde quasi sempre un obiettivo numero 1. Il nostro era la visita al Fischmarkt*. Ovvio che un posto con un porto tanto grande e importante abbia nel commercio del pesce una sua precisa spina dorsale storica. Ovviamente mi sono documentato molto e ho trovato un sacco di blog che descrivevano questo mercato in maniera entusiasta. E’ stata invece una piccola delusione, considerando che per andarci e viverlo al meglio abbiamo puntato la sveglia alle 5,30 della domenica mattina.

Ora, non dico che tutto quel vociare, i banchi degli ambulanti e la teatralità dei venditori non creino un ambiente affascinante. Però il cuore del mercato storico, la mitica Fischauktionshalle in cui si tenevano le aste del pesce, è stato ormai svuotato di ogni funzione. Certo, dalle 5,30 alle 10 di ogni domenica mattina si assiste a una scena curiosa (soprattutto per l’ora) in cui centinaia di persone di vario genere ascoltano musica dal vivo e bevono birra (scadente); ma non è certo questo che mi aspettavo da un mercato del pesce vecchio di 300 anni, proprio davanti al secondo porto più grande d’Europa.


La nota lieta viene invece dalla possibilità di fare una colazione seria con aringa e cipolla fresca. Non è difficile: sono molti i venditori di pesce attrezzati con panini di ogni genere ed è questo il vero cibo di strada della città. Nei giorni in cui il mercato non c’è fiondatevi al Brüche 10*, a due passi dalla metro  Landungsbrucken, per un ottimo Fischbrötchen.


La mia passione per il porto, i Beatles e i quartieri popolari mi hanno portato a bighellonare a lungo per St. Pauli, anche se ho solo sfiorato il distretto a luci rossi Reeperbahn, retaggio scontato in una città storicamenente piena di marinai. La zona della Shanze ha un’atmosfera tutta particolare con i suoi viali alberati, i suonatori di strada, i localini uno dietro l’altro.

E’ qui che mi sono imbattuto in una delle sorprese più gradite del viaggio. Girando a casaccio per la nota Lager Street, ecco socchiudersi le porte del paradiso, apparso sotto le sembianze del birrificio artigianale Ratsherrn*.


Un posto meraviglioso, ricavato in una vecchia fabbrica di mattoni rossi, con tanto di beershop (sugli scaffali non solo le birre prodotte ma oltre 300 referenze da tutto il mondo) e un ristorante a tema in cui si mangia piuttosto bene (Altes Madchen). Qui tutto è curato nei minimi dettagli e gli arredi sono davvero bellissimi.

Il caso ha voluto che nei giorni della mia permanenza, nel chiostro del birrificio, ci fosse l’annuale Craft Beer Days con una decina di birrifici giunti da ogni dove per far assaggiare le proprie creature.

E’ vero, la fortuna è stata controbilanciata dai soliti acquazzoni che ci costringevano a sospendere le bevute ogni mezz’ora; ma in fondo, dopo questa bizzarra estate italiana, chi siamo noi per giudicare il meteo altrui?

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.