Vini da un matrimonio

Ormai diversi anni fa, in una concitata riunione di famiglia, nostro padre aveva strappato la promessa che almeno uno dei due, tra me e mia sorella, avrebbe provato a condurre una vita più o meno “normale”,  compiendo i riti di passaggio fondamentali della curiosa società in cui viviamo e arrivando persino all’estremo gesto del matrimonio.

Il tentativo disperato di un genitore, letto col senno del poi, davanti a due tizi tutto sommato spediti ma assolutamente schizofrenici sul piano sentimentale, affatto timorosi dall’incedere impietoso degli anni.

Bene, dopo il recente grande passo di mia sorella, posso finalmente tirare un sospiro di sollievo. Il sacrificio è stato compiuto e la promessa mantenuta, dunque il sottoscritto può continuare beatamente la sua scanzonata esistenza, svolazzando incoscientemente tra i fiori della vita e compiendo traiettorie irregolari nel grande cielo dell’amore.


Precisazione. Il fatto che il sottoscritto non abbia vissuto e non intenda vivere il matrimonio da protagonista, guardando con terrore a eventuali somiglianze con le statuine in abito scuro in cima alla torta, non significa che non sia esperto della faccenda.

Il rito e tutte le sfumature della festa mi intrigano (ho anche trascorsi accademici con la materia e un giorno vi racconterò le affascinanti abitudini dei Wanande dello Zaire), per non dire dell’esperienza maturata sul campo e del record europeo, a tutt’oggi imbattuto, nell’interpretazione del ruolo di “testimone”.

Sono pertanto nella condizione di dare consigli ad eventuali futuri sposi che vogliano allestire un banchetto come si deve, con particolare predilezione nella scelta delle bevande non – analcoliche.

Avete ragione, certo: le possibilità su questo fronte sono potenzialmente infinite e la scelta non può fare a meno di basi concrete e parametri su cui muoversi. Il budget, anzitutto, perché davvero è inutile ipotizzare scenari fiabeschi e fantasticare su bottiglie da sogno che non ci possiamo permettere.

Detto questo, constatata l’impossibilità di pasteggiare tutto il tempo con Dom Perignon Rosé ’96 (se potete farlo invitatemi al matrimonio…) bisognerà trovare qualcosa che ci soddisfi, ma che possa essere acquistata senza accedere a un mutuo vitalizio e sia sufficiente per tutti gli assetati invitati.

Sulle bottiglie da scegliere, varrà la regola generale di pescare qualcosa di non eccessivamente pesante o strutturato (regola che diventa aurea se le nozze sono d’estate). E’ risaputo che queste sono occasioni in cui si tende ad alzare il gomito con facilità, dunque non bisognerà infliggere agli ospiti vini eccessivamente materici, alcolici o tannici, per evitare che gli astanti stramazzino al suolo dopo il primo quarto d’ora, o che si addormentino a metà pranzo perdendosi il selfie di rito con gli sposi.

Detto questo, ricordando la storia del vil denaro e un certo indirizzo territoriale nella scelta delle bottiglie (buona pratica quando molti degli ospiti arrivano da fuori zona o addirittura dall’estero), ecco su cosa mi sono fiondato nella scelta per le nozze di mia sorella; cercando, allo stesso tempo, di non essere chiamato dal direttore della banca durante il lancio del riso e di rendere gradevole la serata a tutti e 100 gli ospiti dell’evento.

Il benvenuto, che a dire il vero si è protratto a lungo, è stato ben impartito dallo Champagne Extra Brut Piollot, piccolo produttore biologico di Polisot (stesso villaggio di Marie Courtin) nell’Aube, a sud-est di Troyes. Pinot noir in larga prevalenza, ha maturità ben dosata, profumi netti e intensi, bocca cremosa in ingresso, ben sostenuta da gustose sensazioni di frutta rossa e chiusa da lunghi ricordi di lieviti nobili. Le bollicine di ottima grana, anche meglio di come le ricordavo, hanno regalato una bevuta davvero deliziosa, ben al di sopra delle attese.

Capitolo vino bianco. Sulle prime avevo pensato al Greco di Tufo Pietracupa ma l’idea di un nuovo matrimonio scandalo con Sabino Loffredo protagonista mi ha frenato, insieme al cartello sold out sull’annata 2012 di questo vino magico. Ho dunque approfittato dell’empasse per virare su un bianco umbro che avevo assaggiato da poco e che mi ha aveva molto colpito: il Trebbiano Spoletino 2013 Pardi.

Famiglia montefalchese storica, anche per i tessuti locali di qualità, i Pardi sono noti per uno stile elegante e affusolato, tanto nei rossi quanto nei bianchi. Il Trebbiano ’13 è vino serio e gustoso, ricamato su profumi di fiori di campo, pesca bianca e terra bagnata, abbracciato in un sorso pieno e dritto, saporito e fresco. Insomma, un bianco ideale per l’occasione.

Devo ancora ad assaggi recenti, col compendio di una piacevole visita in cantina, la scelta del rosso. Volevo qualcosa di scaltro ma serio, non banale o troppo semplice ma nemmeno eccessivamente complicato. La scelta è finita sicura sul Chianti Classico 2012 Villa Pomona, tra le cantine della denominazione che preferisco per autenticità, sapore ed espressività dei vini.

Infine il vino dolce, col quale è sto facile tornare in Umbria: Orvieto Classico Superiore Muffa Nobile Calcaia 2007 Barberani. Famiglia e vino della tradizione, complesso e immediatamente goloso, capace di sfumature minerali di ottima complessità, ha rappresentato un successo ampiamente annunciato.

Detto dei vini, chiudo con altre scelte felici che hanno completato l’opera e garantito ai presenti (in primis al sottoscritto) la giusta varietà e alternanza di sostanze alcoliche.

La tendenza del momento, l’essere parte in causa e le temperature in aumento mi hanno convinto ad allestire una spinatrice con un fusto di birra artigianale. Trenta litri volatilizzati tra l’arrivo degli ospiti e il pacato dopo cena.

Ma la scelta di cui sono più orgoglioso, quella che pareva un dettaglio e che invece ha fatto la differenza, è stata la presenza di un grandissimo barman come Deni, patron del Blue Ice, tra i più bravi e colti che io conosca in Italia. I suoi magici cocktails hanno impreziosito la serata quanto la luna e le stelle in cielo, aprendo e mettendo la parola fine sull’evento.

Quanto ho speso per questi liquidi? Circa 3 mila euro in tutto, di cui non rimpiango neanche un centesimo. Da sottolineare che mi sono tenuto un po’ largo sul numero di bottiglie di Champagne ordinate, che infatti sono avanzate e ora campeggiano allegre nella mia cantina.

Il sottoscritto è sempre celibe e vegeto, non dimetichiamolo…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.