La Roccafiore del vino umbro

Non è una piccola azienda tradizionale, le radici prossime non sono agricole e non appartiene alla schiera neopauperista tanto alla moda oggi, simboleggiata dal piccolo vignaiolo anti-sistema che fa tutto da solo.

E’ una cantina relativamente giovane, frutto di un coraggioso investimento imprenditoriale, appartenente ad un filotto di realtà che il sottoscritto apprezza parecchio. Ma soprattutto è Roccafiore*.

Todi, Umbria. Una delle zone più belle della regione, verde e sinuosa come d’uopo. E’ qui che i Baccarelli hanno deciso di far crescere le viti, maturare le uve e trasformare i propri vini. Sapendo qualcosa su come fare, all’inizio, affidandosi a qualche collaboratore non scontato e imparando molto strada facendo. Appassionandosi alla faccenda, insomma, che pare tutto meno che la classica operazione speculativa, o peggio il capriccio dell’imprenditore di turno che arriva al vino da chissà dove e chissà perché.

Ma queste sono solo le sensazioni del sottoscritto. La realtà, forse più diretta e pregnante, racconta di una cantina deliziosa e un progetto gioiello. Moderno quanto radicato al passato viticolo e vinicolo della zona, da subito ancorato ad un’agricoltura pulita (certificata bio dal primo istante) e quel che più conta a vini personali, certamente originali per la zona e la regione nel suo complesso.

Scelte controcorrente, a guardarle oggi, dopo oltre dieci anni dal via. Forse per questo il percorso è sembrato più difficile, tortuoso e lento. Non è arrivato tutto e subito perché le strade più autentiche hanno meno luci e non sempre portano con sé facili patacche.

Servono però, credo, a costruire qualcosa di solido e duraturo. Così sembra stia accadendo a questa cantina dal progetto sempre più chiaro e convincente. L’ultima annata dei vini regala vibrazioni positive e nessun inciampo, come a volte in passato avevo registrato qua e là.

Delizioso, ma per me non è una novità, il Fiordaliso 2013 (grechetto, trebbiano spoletino), bianco improntato su toni delicati e freschi. Originalissimo e in via di puntuale definizione il Fiorfiore, grechetto affinato in botte grande cui la calda vendemmia 2012 ha dato toni intensi e speziati, figli legittimi del millesimo.

Altrettanto onestamente devo dire che, per come li ricordavo, le risposte più interessante sono arrivate dai rossi, vecchi e nuovi. Il Melograno ’12 è golosissimo e tutto da bere, il Todi Sangiovese Superiore ’11 più serio e complesso ma altrettanto scaltro e gustoso, il Prova d’Autore ’11 (sagrantino, montepulciano, sangiovese) meno nelle mie corde ma impeccabile.

Giusto qualche appunto, per registrare il percorso di una bella realtà che nel panorama umbro ci sta benissimo. Che non sarà tante cose ma che ne incarna altrettante non meno belle e importanti.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.