Fattoria Moretto | Grasparossa con amore e rispetto

Sicuro come un piatto di tortellini in brodo di cappone all’Osteria Bottega* (ci voglio tornare subito. Mi ci porti, mi ci porti, mi ci porti?), arriva immancabile il “post” post – Enologica* su un nuovo Lambrusco scovato.

Ma come, ancora Lambrusco? Sissignore! Anche se ho assaggiato qualche bicchiere più che interessante in zona Sangiovese, non posso fare a meno di precipitarmi su questi vini allegri una volta schivate tutte le buche e superati gli inenarrabili pericoli della E45.

Dunque, sprezzante del pericolo, dal Palazzo Re Enzo di Bologna, nuova casa della classica manifestazione che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, mi porto a casa (letteralmente) una bottiglia di Grasparossa di Castelvetro della Fattoria Moretto*.
E’ vero, la cantina della famiglia Altariva non è proprio una scoperta, ma vale comunque la pena rinfrancare un percorso di lavoro originale e meticoloso, giusto sulle colline limo – argillose di Castelvetro (a circa 200 metri d’altezza).

Tra i Grasparossa assaggiati, buonissimo il Canova, da vigne di oltre quarant’anni, sapido e decisamente tannico, di grande spalla; delizioso il Monovitigno, più scarico fin dal colore ma sulla stella linea stilistica: profumi di piccoli frutti e terra umida, palato cremoso in attacco e asciutto nel finale, con un tannino più docile ma certamente protagonista. Ricco di sapore, lascia anche immaginare una felice evoluzione in bottiglia e fa partire la salivazione all’idea dei grassi abbinamenti possibili.

“Ho fatto un assaggio del vino Lambrusco Grasparossa Monovitigno. Ne ho avuto gioia ed interesse. Ci sono finalmente produttori che hanno compreso il vantaggio di affrontare l’umanissimo vitigno con amore e rispetto.”
Luigi Veronelli

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.