Pievebovigliana sventola la Bandiera Arancione

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Uno passa la prima metà della vita a fuggire dalla provincia, e l’altra metà ad apprezzarla.

Perché la provincia italiana è fatta di tesori che sappiamo riconoscere come tali solo uscendo dall’assuefazione, di sapori e profumi capaci di provocare struggimenti quando ci troviamo altrove, di riti che entrano far parte dei nostri codici comportamentali e che ci fanno sentire a casa. Così, finalmente, ci accorgiamo di essere immersi nella bellezza.

Il Touring Club Italiano* celebra tutto questo attraverso il riconoscimento delle “Bandiere Arancioni”: un marchio di qualità turistico e ambientale destinato alle piccole località dell’entroterra in grado di offrire  non solo un’accoglienza turistica di qualità, ma contraddistinte da eccellenze architettoniche, paesaggistiche, enogastronomiche.

La Giornata delle Bandiere Arancioni che si è svolta lo scorso 13 ottobre ha visto coinvolti cento borghi sui 198 che hanno ottenuto il riconoscimento e ben 2000 che hanno presentato la propria candidatura per l’ottenimento del marchio: numeri importanti per capire  quanto siano severi i criteri di valutazione per l’ottenimento della certificazione.

I borghi partecipanti all’iniziativa hanno celebrato il riconoscimento delle proprie eccellenze attraverso spettacoli, visite guidate alla scoperta del territorio e manifestazioni culinarie aventi lo scopo di far conoscere al grande pubblico paesaggi non contaminati dal turismo di massa e ricette locali che vengono bene solo se cucinate lì, nei luoghi dove sono state inventate e dalle famiglie che le hanno fatto proprie da generazioni.

Pievebovigliana, ad esempio, paese di 870 anime arroccato sui Monti Sibillini, al confine tra Umbria e Marche. Il borgo è mal segnalato e ad ogni bivio bisogna lanciare la monetina per decidere la direzione da prendere. Ma vale la pena visitarlo.

Per il panorama, innanzitutto


In questa vallata c’è tutto il Quattrocento” racconta il Sindaco Sandro Luciani, innamorato del paese che guida da dieci anni “Ecco Torre Colombaia, voluta dal capitano del Duca di Varano per controllare la vallata; il Castello del Beldiletto, luogo di residenza estiva del Duca stesso; poi, la Chiesa di Santa Maria Maddalena, la Chiesa di San Giusto a San Maroto a pianta circolare, il ponte romanico di Pontelatrave, la Chiesa di San Giovanni, il Castello di Colvenale. Monumenti perfettamente conservati e affrescati, sconosciuti ai più. E, tutto attorno, la dolcezza dell’Appennino”.

Il panorama è reso mozzafiato dai colori autunnali dei boschi di querce: è tempo di funghi e castagne

Cosa si mangia a Pievebovigliana? Cereali, insaccati (il ciascuolo!) e formaggi di produzione locale. E castagne, ovviamente!

E miele: di acacia, millefiore, di melata, di castagno.

Si beve. A Pievebovigliana è nata la Varnelli, storica azienda produttrice di anice secco. Sapori del dopopasto della mia infanzia, la mia madeleine.

Ma la produzione alcolica locale comprende anche amari alle erbe (L’Amaro Sibilla!), distillati alla genziana, liquori al caffè.

Quattro passi per digerire, e si è subito fuori dal paese. Il panorama cambia completamente e il chiacchiericcio lascia il posto al silenzio, al vento e alla pace del lago di Boccafornace in cui nuotano i cigni

Nel pomeriggio c’è tempo per lo struscio e per visitare il Museo del Territorio. Scopro così che in questi monti, così lontani dai grandi flussi turistici, hanno vissuto Piceni, Fenici, Celti, lasciando tracce importanti del loro passaggio. Un intero universo in pochi chilometri quadrati

La giornata delle Bandiere Arancioni è finita, ma Pievebovigliana rimane: incastonata nel parco dei Sibillini, silenziosa e splendida. Così vicina da permettere di pianificare subito un altro fine settimana all’insegna del relax e buon cibo.