Vigneti Campanino | L’Umbria rossa e frizzante

Esistono solo tradizionalisti e modernisti oppure ci sono anche tante zone grigie in mezzo? Qual è il confine tra le due categorie? E poi, un’innovazione di oggi non può essere forse la tradizione di domani?

Mi fermo qui perché sono quasi arrivato ai massimi quesiti Mazulliani della vita e dei sogni, e soprattutto perché la sto facendo troppo lunga nell’introduzione di un assaggio stuzzicante quanto recente, che mi è capitato sotto il naso quasi per caso.
Un vino prodotto in Umbria, difficile da collocare nella tradizione enoica della regione, eppure capace di evocare qualcosa di antico, appartenente però alla storia di altre terre.

Che roba è?  Anzitutto è un vino rosso, però anche frizzante. Un Sur Lie Appenninico, prodotto con uve colorino, coltivate in regime biodinamico a 900 metri d’altezza, nei vigneti del monastero di San Biagio, non lontano da Assisi.

Leggo in etichetta che “fermenta spontaneamente la prima volta a Ottobre in legno vecchio (!) di 500 litri e poi rifermenta in bottiglia nella primavera successiva grazie ai suoi lieviti”. E che è imbottigliato senza aggiunta di solforosa dalla Tenuta Baroni Campanino.

Per andare subito al sodo, un bicchiere interessante che rimanda immediatamente alla tradizione dei rossi vivaci dell’asse emiliano – lombardo. Nella scia dei Lambrusco (più un grasparossa che un sorbara, per intenderci), delle Barbera vivaci, dei Gutturnio. Splendidi compagni della gastronomia locale e sgrassatori di professione.

A pensarci bene, con più di una ragion d’essere anche dalle mie parti. Con un prosciutto serio, una fetta di salame e ancora meglio un piatto di tagliatelle tirate a mano con un sugo bello ricco.

Un vino intrigante per i profumi di cantina, di frutta rossa matura e per il sorso rinfrescante e pétillant. Servito troppo freddo mostra un tannino deciso, un po’ sabbioso, ma con qualche grado di temperatura le cose migliorano parecchio. Un filo di materia in meno e di scaltrezza in più non guasterebbe ma questo Sur Lie d’altura è senz’altro da provare. Qualsiasi cosa sia.


– Grazie a Serafino del Vivace di Perugia per avermi fatto provare questo vino e all’enoartigiano Danilo Marcucci (tra i suoi artefici) per aver “promosso” l’assaggio

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.