San Ferdinando e il Vermentino “continentale”


Anche il mondo del vino vive di mode e tendenze. Un fatto piuttosto ovvio, direi sotto gli occhi di tutti, che varia tuttavia non solo per la sua naturale dimensione temporale ma anche per quella spaziale e geografica.

Buttando l’occhio oltre i patri confini, per dire, non si può non costatare un movimento di bottiglie spesso piuttosto differente da quello interno. Come per la cucina degli spaghetti with meatballs, anche il vino vive di fenomeni che poco hanno a che fare con l’autenticità più intima del bere tricolore. Si va da marchi e aziende sconosciute, spesso create ad hoc, e si finisce con casi di successo sproporzionati rispetto alla gerarchia interna. Vogliamo parlare della colonizzazione da Pinot Grigio?

Proprio tra i bianchi, in crescita di consensi in casa e pronto a spiccare il volo in maniera decisa oltreconfine, ecco l’onnipresente Vermentino. Tanto rampante da far dire a qualcuno che sarà proprio lui il prossimo Pinot Grigio sugli scaffali del mondo. Vedremo.

Certo il proliferare di etichette che cavalcano il momento felice è impressionante e disegna una mappa via via più affollata, difficile da decifrare, ricca di espressioni non proprio indimenticabili. Un po’ quel che è successo ad altre varietà o denominazioni capaci di conquistare un certo appeal commerciale.

Non che manchino dei buoni Vermentino, tranquilli. Pescare la bottiglia giusta per un pranzo al mare è impresa alla portata. A me però è venuta voglia di qualcosa di diverso, per provenienza geografica e stile, dal Vermentino di costa con profumi ammiccanti. Un bicchiere piuttosto lontano da quello che un tempo veniva definito “gusto internazionale”.

Lo produce San Ferdinando*, piccola realtà molto centrata di Ciggiano, in Val di Chiana, con il pallino per gli autoctoni (oltre al Vermentino, da provare il Pugnitello e soprattutto il delizioso Ciliegiolo).

Il 2012, assaggiato qualche settimana fa e bevuto di recente, è un bianco affilato e verticale, dai profumi di lime e melone invernale, attraversato da una sferzante acidità che ricorda il succo degli agrumi e il bergamotto. Molto diverso dai pari varietà prodotti sul litorale, ha un’intrigante dimensione continentale, figlia di zone interne piuttosto fresche, con notevoli escursioni termiche. Oltre che di una precisa idea di vino.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.