Improvvisamente Rodano


Non faccio in tempo a dire una cosa che puntualmente mi comporto nella maniera opposta. Uno schema tipico dei “gemelli”, dicono.

Sicuramente una cronica mancanza di coerenza, un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti che rendono la vita complicata, anche se affatto noiosa.

Avevo programmato un’estate senza vini rossi. Troppo alcol, tannini e pesantezze assortite in un periodo dell’anno ingolfato di assaggi e degustazioni. Meglio stare alla larga, almeno per quanto si può.

Com’è andata? Praticamente nel verso opposto, tanto per non sconfessare lo schema cervellotico che guida le mie mosse. Che mi hanno messo di fronte ad una serie non banale di bottiglie da uveabaccanera. Molte delle quali piuttosto interessanti, anzichenò.

Di più. Manco a farlo apposta, per un motivo o per l’altro, mi sono imbattuto in un corposo filotto di rossi (diciamo così) mediterranei, con più che nutrita rappresentanza rodaniana e un’impronta marcata di grenache.

Ecco quello che ha passato il convento:


Domaine Jamet – Côte Rôtie 2006

Non avrete certo aspettato le parole di questo babbeo per capire la grandezza dei vini dei fratelli Jamet, saldamente tra i più buoni della denominazione della Côte. Il 2006 mi ha stregato per la polposa leggerezza della trama, in perfetto equilibrio tra gusto, finezza e materia. Aromaticamente inconfondibile, non cade mai in qualsivoglia eccesso, varietale o tostato che sia. Bevuta splendida.

Domaine Durieu  – Chateauneuf-du-Pape Lucile Avril 2009

Nato negli anni Settanta, il Domaine esce con le prime bottiglie nel 1976 e possiede parcelle di vigna in diverse zone: dalla Cotes du Ventoux a Chateaneuf du Pape. La selezione Lucile Avril è realizzata con una quota maggioritaria (85%) di grenache, colta da vigne di 90 anni, con saldo di mourvedre di 60 anni e syrah (l’unica varietà messa in barrique). Rosso stupendo, ricamato su sensazioni di ciliegia nera e frutti di bosco maturi, puntellato da una trama piccante, vivace, incisiva di pepe e spezie assortite.

André Burnel – Chateauneuf-du-Pape Les Cailloux Cuvée Centenaire 2006

La prima annata di questo vino è la 1989, quando la vigna di grenache di una particolare parcella di proprietà spegne le 100 candeline (fu piantata, appunto, nel 1889). Nel blend finiscono anche una piccola percentuale di mourvedre e syrah (20% in tutto) per un vino di spettacolare dolcezza aromatica. Ciliegie sotto spirito, frutta nera in confettura ma anche tanta carne alla brace, cuoio, tabacco biondo. In bocca è cremoso, ampio, con un fondo di dolcezza mai eccessiva, anche se deciso. Trova finezza e integrità nel bicchiere, dopo diverse ore dall’apertura.

Domaine du Vieux Télégraphe – Chateauneuf-du-Pape La Crau 2010

Che fosse troppo presto lo sapeva anche chi ha deciso di stapparlo comunque (grazie Paul). Detto questo è stato un piacere berlo, non solo assaggiarlo, nonostante il terroir di provenienza sia tra i più caldi della zona e i vini prodotti bisognosi di bottiglia e invecchiamento. Spettacolare per dimensione e puntualità, ancora un filo tostato al naso, ha davanti ha se lunghissime stagioni. Sembra davvero un millesimo capace di restare negli annali. Almeno così è sembrato.

Château Rayas – Chateauneuf-du-Pape Réservé 2004

Grazie Alex. Perchè è stata una delle più belle bottiglie della mia personale serie. Perché Rayas è Rayas e perché a me il vino è sembrato in splendida forma. Aggiungere altro ad una bevuta sontuosa mi parrebbe ridondante. E chi sono io per giudicare questa meraviglia?

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.