C’era un Fior di Cacio a Vallo di Nera

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Dopo avere beccato un briciolo di sole in quel di Numana, faccio rientro verso casa ma all’improvviso mi sale alla mente Fior di Cacio*.

Fabriano est, valico di Monte Alago (strada a dir poco inpervia), Nocera Umbra, Foligno, svincolo per Norcia, Vallo di Nera. Confermo con audacia incondizionata: Vallo è veramente una dei borghi piu’ belli d’Italia e gentilmente si presta a far da cornice a questa mostra-mercato del formaggio.

La navetta mi porta a ridosso del curatissimo borgo, dove vengo immediatamente a contatto con la Chiesa di Santa Maria, nel cui chiostro si stagliano in maniera perentoria i prodotti dell’azienda agraria Rita Rossi di Colforcella. Splendido il caprino a pasta molle, i salumi ‘di forte peresonalità’ del conterraneo Rustici ed i pecorini ‘contaminati’ (limone) dell’azienda agraria Il Pastorello di Cupi di Visso.

Salendo lungo la scalinata di Via Santa Maria vengo folgorato da tre splendide ragazze dell’azienda agraria Reali. E anche dal loro pecorino via… Lo producono nell’icontaminata Monteleone di Spoleto.

Poco sotto mi fermo a fare due chiacchiere con Emiliano di Fattoria Opagna (azienda a gestione familiare), che produce, assieme ai suoi cari, ottime caciotte, ricotte, mozzarelle e scamorze. Il latte proviene da vacche (Frisona-Pezzata Rossa-Bruna), allevate a 1200 metri con foraggi propri. Ad Opagna, appunto, che è una frazione di Cascia.

Vicino ad Emiliano, lo posso con urlare con orgoglio, ‘viene alla luce’ il settantaseienne Romano che, assieme alla moglie Giovanna, conduce con indissolubile coraggio, passione e rigore l’azienda agraria biologica Santoni. Dove? A Preci, 1200 metri d’altezza. La loro missione è perfettamente centrata: riscoprire, salvaguardare e promuovere legumi quasi dimenticati ma densi di gusto e valori nutrizionali. Su tutti il Fagiolo Monachello (molto simile al Badda siciliano, Presidio Slow Food) di cromaticità e gusto unici ed il Fagiolo Spagnone Nero. Spendido in insalata, è un incrocio tra l’Ubriacone piemontese ed il Ciavattone e richiede una coltivazione veramente eroica.

La chiudo qua, non prima di essermi rifocillato con una lauta dose di acqua purissima, da quello che un tempo fu l’abbeveratoio pubblico. E’ ancora lì al suo posto, e fa bella mostra di sè accanto alla minuscola ma deliziosa chiesa di San Roccco.