Ti conosco, David Léclapart

Nel moto compulsivo che ha portato il sottoscritto e i suoi compari in giro per i grandi terroir del vino, alle prese con l’idea quasi morbosa di apprendere direttamente dalla fonte i segreti di Bacco, le tappe in Champagne sono state tante ed estremamente qualificate.

Nei numerosi viaggi a nord di Troyes e della sua salsiccia di trippa*, a partire dal solito quartier generale di Chouilly, la ciurma a cui mi onoro di appartenere si è mossa in tutte le direzioni.

Geografiche, anzitutto, battendo ogni punto della regione. Da sud a nord, da est a ovest. E poi filosofico – stilistiche, non rinunciando alle celebri e celebrate maison che hanno fatto la storia della denominazione, quanto ai piccoli produttori che, specie negli ultimi dieci anni, hanno dato senso compiuto ad un’idea di terroir che da quelle parti non era mai stata così à la page.

Come spesso succede nella vita però, solo a bocce ferme, dopo aver dato il tempo alle informazioni acquisite di sedimentare ed essere metabolizzate, ci si rende conto di quanto fatto, della qualità dei percorsi  e del punto di conoscenza cui si è giunti.

Oggi posso dire di avere un quadro più nitido di quanto appreso in quegli anni di scorribande (entusiasmanti, maniacali e un po’ folli), a zig zag tra i villaggi e le vigne comprese tra Reims ed Epernay.

Lo ‘sento’ da un sacco di cose e lo percepisco da quel che leggo. Magari semplicemente sfogliando le carte dei vini dei ristoranti o scrutando gli scaffali delle enoteche più smaliziate. Non c’è cantina, tra quelle che vengono presentate come più rare ed interessanti, in cui la mia banda di cialtroni assetati non abbia messo piede. O quasi.

Tutto questo mi è saltato in mente qualche sera fa, bevendo in un locale delizioso di Firenze una bottiglia de L’Artiste di David Léclapart*. Magico, tridimensionale, minerale e saporito, di grana carbonica finissima. Uno Champagne superlativo. Ancora meglio di come lo ricordavo, assaggiato nel caos colorato della casa di David.

Che si trova a Trépail, piccolo villaggio fuori mano a nord di Bouzy. Non lontano da Villers – Marmery,  con Verzy e Verzenay poco più su. Nomi che rimandano ai migliori pinot noir della zona, ma anche terre in cui non è difficile, in un mare certamente ‘nero’, imbattersi in qualche oasi di ricco e saporito Chardonnay.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.