Porchettiamo. La strada, la gente

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Non so voi, ma io sento già il ruggito della folla di carnivori, che festanti e affamati scalpitano, per l’impazienza di riversarsi corpo e anima nelle vie e nelle piazze di S. Terenziano.

Contano frementi le ore, i minuti che li separano dall’inizio della kermesse ipercalorica, con nelle orecchie un altro rumore, sordo, cupo, un borbottìo insistente (o è forse un grugnito?) dello stomaco che reclama attenzioni.

Chi ha detto magnoni? Può darsi, per gli occhi di un osservatore poco attento. Ma in realtà l’approccio non è così scontato. Sono tutti alla ricerca del panino perfetto, del panino definitivo. Come l’onda del surfista australiano, tutti aspettano quel panino che ti soddisfa a tutto tondo, che ti fa dire:”è lui”. Non è strano tutto questo? Se ti va un panino con la porchetta, lo rimedi dove vuoi. I porchettai ormai si muovono su ruote  verso i quattro punti cardinali. Allora che senso ha mettersi in macchina chissà da dove per venire a Gualdo Cattaneo? Per me la risposta sta nel fatto che Porchettiamo (10 – 12 Maggio) è sì un festival, un evento, un raduno. Ma principalmente è un concilio!

Ecco dunque avvenire lo scambio di idee tra le diverse anime. E allora ci incontreremo per disquisire sulla omousia di porchetta e cicotto, che condividono la medesima sostanza; oppure se preferite, sulla loro omoiusia, ovvero similitudine non consustanziale, visto che il Cicotto di Grutti adesso è presidio Slow Food, quindi una cosa a parte rispetto alla porchetta. E come a Micea nel 325 si arrivò alle mani tra Nicola di Mira e Ario, sotto gli occhi di Costantino, noi arriveremo ai morsi, che sembra una cosa alquanto cruenta, ma in realtà i morsi verranno riservati agli appetitosi panini.

Ovviamente Porchettiamo è anche altro, nel senso che sono previsti eventi di divulgazione e spiegazione, con appositi laboratori in collaborazione con la Condotta Slow Food Valle Umbra, su temi che meritano approfondimenti di conoscenza di tecniche o di varie curiosità. Sarà piacevole e istruttivo passare del tempo per cercare di saperne di più. Con maggiore consapevolezza acquisita, il dibattito sarà più stimolante.

Disputa aperta quindi, senza vincitori né vinti, senza il primato dell’ortodossia o il timore dell’eresia. Qui si gusta la porchetta calda o fredda; di animale con l’osso o senz’osso; con finocchio, o rosmarino, oppure alloro; e via via provando le varianti della tradizione di ogni luogo e ogni tempo e lasciandosi tentare dalle innovazioni.  Il confronto ci sarà, badate: c’è sempre stato. Ed è proprio quello il sale di Porchettiamo, la spezia più sfiziosa del paragone tra identità simili, comuni o univoche, il cui scopo è lo stimolo alla reciproca conoscenza o riconoscenza identitaria.

Anime a confronto dunque. Qui si ritrova il golosastro, che del piacere delle differenze si sollazza. Qui si incrocia il curioso, che dal raffronto tra porchette, coniugate di confine in confine, amplia il suo orizzonte di comprensione. Qui si incontra il piccolo nucleo familiare, che pregusta il senso della scampagnata offerto dall’occasione di Porchettiamo. E anche il gruppo di amici, che cementano il loro affiatamento, convergendo in comitive variamente assortite.

Vedete, dunque, le due dimensioni della porchetta? Da un lato la dimensione del cibo di strada, facile, immediato e non impegnativo. Dall’altro quella del rito plurale, della folla e della festa. Sembrano due braccia distese per dare il benvenuto, per ospitare ed accogliere. E mi pare di vederla questa porchetta, affacciarsi dalla vetrata del furgoncino, allargare queste sue braccia e stringerci con tutta la sua semplice bontà, augurandoci “buon pranzo”.