Una gita a Taste e qualche spunto per un evento di successo

Sabato scorso sono stato a Taste*, anche se solo per poche ore. L’appuntamento ideato dal Gastronauta Davide Paolini è l’ennesima conferma di come azzeccare un pronostico sia decisamente fuori dalla mia portata.

Frequentato fin dalla prima ora, avevo profetizzato un futuro incerto per l’evento, che mi era sembrato da subito divertente, perfetto nella splendida ambientazione della Leopolda, ma assai poco innovativo sul fronte dello schema generale, fondato in prevalenza sui soliti banchi espositivi, seriali quanto gli assaggini elemosinati dalla folla degli avventori.

Come detto mi sbagliavo. Taste è cresciuto, ha trovato una fisionomia precisa e una collocazione stabile nel panorama nazionale, dandomi lo spunto per qualche riflessione. Perchè un evento funziona e un altro no? Se mi chiedessero di pensarne uno, su quali binari lo collocherei?

Sono abbastanza convinto che un evento di successo, soprattutto oggi, debba essere fondato su un chiaro criterio di selezione degli espositori. Senza una valutazione a monte la percezione sarà quella della solita, indifferenziata vendita di spazi. Una modalità che non serve più a nessuno, se non alle casse degli organizzatori, ma che difficilmente attira i migliori e certo non invoglia gli appassionati più attenti.

L’idea di essere stati selezionati da qualcuno ritenuto autorevole, di aver superato una specie di soglia di sbarramento, cambia decisamente le cose ed eleva da subito il livello dell’appuntamento, sia reale che percepito. Se ci pensate, è lo stesso meccanismo su cui ha costruito la sua fortuna il Merano Wine Festival, indubbiamente uno dei più risciti nel settore. La stessa cosa sta capitando a Taste.

Altro punto dcisivo è la possibilità per gli espositori di vendere i loro prodotti. Le fiere stanno cambiando e molti arrivano a dire che sono giunte al capolinea. Se poi guardiamo il mondo dell’artigianato, delle piccole realtà dove i budget sono limitati e le risorse per la promozione vanno centellinate, le cose si fanno ancora più scure.

Ecco allora che la possibilità per gli espositori di monetizzare, vendendo direttamente al pubblico, mi pare fantastica. Per non parlare della soddisfazione dei visitatori che, dopo aver assaggiato e conosciuto, possono portare a casa qualcosa di buono, magari non così semplice da trovare sotto casa.

Una formula che mi convince molto, e che nel mondo del vino sta avendo un enorme successo in Francia, grazie ai Salons des Vins dei Vigneron Indepedant*. Una formula sposata anche da Taste che, a giudicare dalle persone che affollavano e compravano i prodotti del “mercato”, ha avuto un buon successo.

A me sembra che l’idea possa far crescere ancora di più l’evento e che sia una strada buona per il futuro di molte manifestazioni. Ma questo è un mio pronostico, dunque…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.