Leonardo Romanelli porta La birra in tavola e in cucina

Non so quanto durerà ma il fenomeno della birra di qualità, quella che in Italia chiamiamo artigianale e che nel mondo viene identificata come craft beer, è sulla cresta dell’onda.

A parte il numero crescente di birrifici e il livello delle produzioni, lo stato di salute del settore è percepibile da un sacco di fenomeni, grandi e piccoli, che in qualche modo restituiscono una certa idea di fermento e vivacità.

Basterebbe citare quello degli Indipub, o comunque dei tanti locali capaci di svincolarsi dalle logiche dei grandi marchi, con un’offerta fenomenale e incredibilmente varia, gestiti da publican competenti che sanno quel che vogliono e lo raccontano con sapienza, senza precipitare in quella disastrosa deriva saccente tipica di certi ambienti vinosi.

Nelle ultime settimane ne ho visitati alcuni, dal Beer House di Firenze al Bere Buona Birra di Milano, passando per il sempre più interessante Elfo di Perugia. Posti semplici e deliziosi, dove la competenza è di casa e la cultura birraria si respira a pieni polmoni.

Oltre a questo, di birra si parla molto e si scrive moltissimo. Pubblicazioni specialiste a parte, è la stampa generalista, così come la tv, ad aver scoperto questo mondo variopinto, ricchissimo di profumi e sapori insospettabili fino a pochi anni fa.

Tra le pubblicazioni fresche di stampa, mi piace segnalare un libro che sto sfogliando da qualche giorno, edito da Mondadori e scritto da Leonardo Romanelli.

La birra in tavola e in cucina ripercorre la storia della bevanda, gli stili, le tecniche produttive, la degustazione e il servizio, fino ovviamente agli abbinamenti con il cibo. Il cuore del testo è tuttavia il ricettario: 100 piatti che vedono la birra protagonista tra gli ingredienti, con tanto di indicazione sullo stile da utilizzare e magari la marca. Ricette semplici e piatti elaborati, fino alle incursioni di alcuni grandi chef, da Matia Barciulli a Moreno Cedroni, da Aurora Mazzucchelli a Marco Stabile, fino a Sergio Teutonico.

Tra quelle che più mi hanno incuriosito metto in cima la “Costoletta di rombo, impanata alla birra chiara, con salsa di trippa di coda di rospo ed erbe di campo” di Cedroni e i “Tortelli farciti di Pilsner Urquell liquida con salsa di zafferano e ostrica” di Marco Stabile. E chi si ferma al Guinness Stew è perduto.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.