La Campania del vino ha tante storie da raccontare

Anche la carriera di degustatore ha i suoi infortuni e un banale raffreddore può metterti fuori gioco.

Ti prepari al meglio, vai a letto presto, studi la partita (cioè i vini) e poi ti svegli tutto tappato alla vigilia dell’evento. Ecco, stavolta è toccato a me. Sono arrivato alla prima di Campania Stories in pessime condizioni e ad un certo punto ho temuto di aver fatto il viaggio per niente.

E invece no. Naso o non naso, assaggi o non assaggi, ho pian piano capito che valeva comunque la pena partecipare, toccare con mano, comprendere e accompagnare di persona un progetto che è certamente agli anizi, ma che a me pare piuttosto innovativo rispetto a quel che si vede in giro.

Se la formula delle “anteprime” vacilla e molti la mettono in dicussione, ecco un evento che potrebbe spalancare la porta a più di una riflessione. Campania Stories è molto più che una serie di assaggi seriali. Svincolandosi dalla logica dei numeri, delle stelle, delle gerachie imposte e quasi mai condivise, è soprattutto un percorso condiviso, un patrimono di esperienze, un movimento di gruppo che mette fianco a fianco un sacco di realtà diverse, unite da un’idea e dalla voglia di fare un pezzo di strada insieme.

Grandi e piccoli, vigneron e imbottigliatori, mare e montagna. C’è tutta la Campania del vino dentro questo nuovo contenitore. Un universo più grande dei trecento chilometri che separano Roccamonfina da Sapri e che solo un approfondimento serio restituisce nella sua vera essenza e nelle sue tante sfumature.

Certo presuppone capacità di ascolto, più che volontà di far prevalere i propri giudizi e di primeggiare. Dunque rappresenta una via difficile da percorrere, certamente in controtendenza rispetto all’alleggerimento progressivo della comunicazione cui siamo oramai assuefatti. Eppure, forse proprio per questo, una via necessaria.

Solo il sito web di Campania Stories, con la descrizione dettagliata delle zone, delle denominazioni, delle tipologie e delle annate, insieme al quaderno cartaceo che ripercorre lo stesso itinerario, vale un fragoroso applauso. Un lavoro straordinario che rende agevole, persino ad un assaggiatore a mezzo servizio come il sottoscritto, impadronirsi delle giuste chiavi di lettura ed entrare con cognizione di causa nelle varie tane della Campania rossista.

Basterebbe questo, se non fosse che mentre scrivo gli appunti ancora freschi mi invitano a qualche segnalazione (ebbene si, le terme di Telese hanno fatto il miracolo). Certamente sommaria, da rivedere e ripensare, ma forse utile per cominciare a districarsi in universo tanto grande. Quasi a voler indicare dei punti in una mappa, per poi tracciare le linee in futuro e vedere il disegno che esce fuori.

Dalla provincia di Napoli pesco il Marsiliano 2008 de La Sibilla. Un vino stranissimo e altrettanto buono, dai richiami affumicati, ematici e salmastri, fatto con uve a me sconosciute come marsigliese e olivella, cui fa compagnia il piedirosso.

Da Salerno ecco uno splendido Costa d’Amalfi Tramonti Rosso 4 Spine Riserva 2009 della Tenuta San Francesco. Vino fresco e pepato, delizioso, e dal finale che supera in lunghezza il suo stesso nome.

Il casertano stupisce con il Casavecchia Trebulanum 2009 di Alois e conferma l’immensità del Sabbie di Sopra il Bosco 2010 firmato Nanni Copè, mentre nel Volturno è una delizia il Galluccio Conca Rosso 2011 di Vestini Campagnano.

Si chiude con Benevento, vero pozzo del vino regionale che sta alla Campania come il Languedoc alla Francia. I vini buoni qui vanno cercati con cura ma ci sono. Tra questi due Piedirosso 2011 succosi, scaltri e saporiti come quelle di Mustilli e de La Rivolta che, insieme a Nifo Serrapochiello, si guadagna la copertina anche tra gli Aglinico del Taburbo.

Chiudiamo con un vino di grande attualità, che va messo giustamente al centro della scena mediatica mondiale: il Falerno del Massico Conclave dell’azienda Papa

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.