Francis Boulard tra botti, blog e biodinamica

Possiamo dirlo via, nessuno se ne avrà a male.

La stima nei confronti dei vigneron francesi e la reputazione di cui godono molti di loro non è merito del così detto “materiale di comunicazione aziendale”: dalle banali e classiche brochure ai siti internet, passando per tutto quel che sta nel mezzo, di nuovo e di vecchio.

Quando ci sono, questi strumenti sono cavalcati con gusto estetico discutibile (per usare un eufemismo, in molti casi sono vere e proprie schifezze), inversamente proporzionale a quello dei vini prodotti.

Epperò, qualcosa sta forse cambiando al di là delle Alpi, almeno nel caso dei vignaioli “alternativi”, in orbita “naturale”, di quelli che hanno intrapreso un percorso che evidentemente va spiegato, dettagliato, comunicato per bene.

Deve essere così per forza, non so come spiegare altrimenti l’insistenza con cui Francis Boulard, stereotipo perfetto del récoltant champenois duro e puro, col phisique du role lontano anni luce dallo smanettone internauta e le mani così rugose e grosse da rendere impossibile l’uso di qualsiasi forma di tablet, mi ha ripetuto per le tre ore in cui siamo stati a cena fianco a fianco: “non dimenticare di andare sul mio sito, di leggere il mio blog e di visitare la mia pagina facebook”.

Caro Francis, come vedi non me ne sono dimenticato. Anzi, devo dire che sbirciare nel tuo sito è stato utile, addirittura indispensabile per proseguire le riflessioni fatte a tavola, capire meglio i tuoi percorsi e approfondire le idee che ti guidano. E soprattutto per tornare con la mente agli Champagne assaggiati, anzi bevuti, anzi tracannati in maniera indecente l’altra sera…

Blanc de Blancs Vieilles Vignes Extra Brut Nature 2009

Da vigne di 35 anni di media del massiccio di Saint Thierry, caratterizzate da terreni silicio-calcarei, uno Champagne d’apéritif perfetto, vestito di lievi note d’agrumi, bella  finezza e tratto verticale. Il tocco erbaceo, quasi di clorofilla, è lieve ma pervasivo, capace di accompagnare a lungo una bocca dritta, freschissima, di imperturbabile durezza. 88/100

Rosée de Saignée Extra Brut 2008

La ricetta prevede parti uguali di uve pinot noir e pinot meunier macerate sulle bucce per circa 10 ore. Non è certo solo questo, però, che può spiegare uno Champagne che a me è parso sensazionale. Il colore lieve introduce un naso ancora vinoso, ricco di petali di rosa e ciliegia, capace di incrociare una bocca drittissima, quasi da vino bianco, ossuta ma di clamoroso sapore. Dopo qualche minuto nel bicchiere esce alla grande la bellezza del pinot nero con profumi inebrianti di lamponi, sottobosco e caggiagione da piuma. Chiude su un accenno di biscotto alla cannella. Forse manca un filino di complessità a centro bocca ma chissenefrega lo vogliamo dire? 92/100

Les Murgiers Réserve Blanc de Noirs Brut Nature Vendange 2009

Tocco di burro di montagna e limone candito, attacco importante, forse un po’ grossolano e deciso, indirizzo orizzontale al palato, dove il frutto rosso si fa sentire. Uno Champagne non lunghissimo, che tira fuori una curiosa sensazione di pastiera napoletana per via della timbrica casearia e di fiori d’arancio. 83/100

Grand Cru Mailly – Brut Nature 2008

Signore e signori, ecco a voi un grande Champagne! C’è il burro d’alpeggio, certo, ma qui è accompagnato da una nota minerale di pietra focaia e da sensazioni salmastre spe-tta-co-la-ri che si incuneano in una texture tridimensionale e sconfinano in un tripudio di fiori di campo. La potenza, la ricchezza della polpa e la materia sono sempre al servizio della profondità del sorso. A calice vuoto esce una fantastica nota di mandorla. Perfetta simbiosi tra pinot noir (90%) e chardonnay (10%).  93/100

Cuvée Petraea Brut naure XCVII-MMVI Réserve perpétuelle

Parte bene. Il colore dorato annuncia sensazioni mature ma di buona finezza. Il fatto è che strada facendo si sporca un po’, fino a incrociare toni ossidativi piuttosto marcati (del tutto normali visto che viene prodotto col metodo solera), appesantiti da una nota legnosa, di cera d’api, vernice e fiori secchi. Insomma, non mi convince del tutto e comunque non siamo entrati in confidenza. Mi astengo…

Les Rachais Brut Nature 2006

100% chardonnay da una vigna di quasi 50 anni. Vino potente, dopo una iniziale nota di acciughina trova maturità aromatica nei profumi di pesca gialla, complessità per via dei tocchi minerali di pietra focaia, finezza nei richiami di viola e fiori da giardino in primavera. La bocca non delude, per la materia e il finale lunghissimo, di raffinato e sontuoso equilibrio. 91/100 (non mi fiderei troppo però, le lancette dell’orologio avevano già passato da un po’ la mezzanotte).

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.