Kelpie Seaweed Ale | Brezza marina scozzese in bottiglia

‘Il signore vuole un Bahlsen’. ‘Unooo…’,  mugugnano sconsolati i maggiordomi.

Ricordate quella fortunata pubblicità di fine anni Ottanta in cui, alla richiesta del ricco padrone di casa, la servitù si inerpica a fatica per le scale di una lussuosa villa con un lungo vassoio pieno di pasticcini? Ecco, il mondo della birra di oggi è un po’ come quello dei Bahlsen di allora: ce ne è per tutti, di ogni tipo e dei gusti più disparati.

Dopo un lungo periodo anonimo, fatto di bionde insipide e omologate, spillate in locali altrettanto prevedibili, fioccano anche in Italia le possibilità di scelta. Non esiste la birra, esistono le birre. Kuaska dixit.

Ecco allora che le esperienze sono sempre dietro l’angolo e ti può capitare davvero di tutto: scoperte eccezionali e sonore delusioni, idee suggestive e palesi prese per il culo figlie delle follie del marketing.

Tra le stranezze recenti, riferite più ad una curiosa variabile produttiva che all’insolito contenuto, mi è capitato di assaggiare una birra assai originale: la  Kelpie Seaweed Ale.

Prodotta dalla scozzese Williams Brothers Brewing Company*, è realizzata con malto proveniente da campi d’orzo “fertilizzati” con alghe di mare (seaweed) che (dicono), conferiscono al raccolto una nota aromatica particolare, esaltata nella birra finita dall’utilizzo delle alghe fresche in fase di cottura.

Trattasi di una dark ale tutto sommato leggera, sia per il contenuto alcolico (4,4°) che per l’estrema bevibilità (anzi, il finale meriterebbe forse un filo in più di grinta e densità). I profumi richiamano il caffè tostato e il cioccolato fondente, non senza una nota lievemente vegetale e salmastra, quasi iodata, che torna sia al naso che in bocca.

Solo suggestione, tanta voglia di respirare la brezza marina scozzese? Può darsi, però prima del responso definitivo mi concederei un’altra prova…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.