Cose che ho imparato l’estate scorsa

Cari amici ma soprattutto amiche di Tipicamente, ben ritrovati. Vi sono mancato, lo so. Così come voi sapete che i mesi appena trascorsi sono quelli in cui le necessità di ascolto e di approfondimento vincono a mani basse sulla forza di declamare.

Anche perché si tratterebbe di flash più del solito parziali e a rischio contraddizione. Ora che l’autunno ha ufficialmente spazzato via gli anticicloni mitologici con le sue lenzuolate di liste e chiacchiere, mi piace ripartire proprio da quest’ultimo ciclo autoformativo semestrale, che per brevità e convenzione chiamiamo “lavoro per la guida”, tra assaggi, viaggi e visite.

Ecco dunque un po’ di cose che ho imparato questa estate:

A Montalcino è “tornato” il sangiovese. Ora però ci prendiamo “vacca e vitello”, direbbe il saggio contadino.

I Brunello 2007 non dureranno cinquant’anni ma si bevono, le Riserve 2006 dicono che saranno eterne. Del resto è nella natura della morte…

Dato che la frase precedente non si capisce, volevo dire che per me diversi 2006 sono già cotti, ammaccati, scoppiati, disidratati, devitalizzati, kaputt. [nota di me stesso]

Nel 2012 ancora non abbiamo in testa tutti la stessa cosa quando pronunciamo la parola “austerità”.

In Umbria tutto bene.

Che il Vecchie Vigne ’07 de Le Ragnaie è bevibile lo capisce pure un coleottero. Scusate, ma devo schiacciarmi i puntini neri sulla tutina rossa.

Bzzz, bzzz, vol vol, e pure i 2007 di Le Chiuse, Poggio di Sotto, San Lorenzo.

Bzzz, bzzz, vol, vol. E pure quelli di Fanti, Tenimenti Angelini e Donna Olga, ma se lo dico ai miei amici maggiolini non mi fanno più andare alle loro feste… Spiatch.

No, nessuno ha nominato Cerretalto ’06.

In Umbria tutto bene.

C’è troppo poco Cerasuolo abruzzese nella mia cantina.

Beati quelli che hanno scorte consistenti e multicolorate di Torre dei Beati.

Il Trebbiano 2007 di Valentini può essere considerato buono.

Ma pure parecchi di quelli che Bocchetti raggruppa nella batteria “fermentazione spontanea”.

In Umbria tutto bene.

La Campania è terra di bianchi, hanno ragione. Ma quando i rossi sono il Poliphemo ’08 di Tecce o il Sabbie ’10 di Nanni Copè, chiedo udienza.

A proposito di bianchi, coi 2010 si può camminare da Roccamonfina a Sapri senza morire di sete.

A proposito di 2010, Greco Musc’ è evidentemente un ossimoro.

Se tanto mi dà tanto, il Vigna della Congregazione 2012

Ricordo: <<questa comunicazione autoreferenziale ha rotto le scatole, ogni anno è l’annata del secolo, vogliono farci credere che pure questa 2011 è una grande vendemmia… Ora basta!>>

Ritrovo: <<francamente non capisco questi pochi premi ai bianchi 2011>>

Ricordo e ritrovo le stesse penne. Oddio, penne.

(Ooooo, sentito cosa ha detto?)

Perché oggi si usano i computer.

(Aaaaa, avevo capito male).

In Umbria tutto bene.

Nel 2012 ci siamo rotti delle guide e soprattutto dei premi, è più importante il quadro di insieme.

Però sempre nel 2012 posso decidere da una lista chi sa stare al mondo e chi no.

Chinò, sponsor inconsapevole dei nostri vaneggiamenti.

Nel 2012 il vino è ancora una faccenda da sud contro nord.

Nel 2012 il vino è ancora una faccenda da paperopoli contro topolinia.

Nel 2012 vogliamo un’enoinformazione libera e rigorosa.

Però un tot a ciascuno, mi raccomando.

Solita storia: todos Caballeros.

Ma manca questo e questo e questo. E non ci dimentichiamo di quella, quella e quella.

Nel 2012 vogliamo le gerarchie, le sottozone, i cru.

Però pure a Kinshasa con quattrocento quintali a ettaro si può fare il grande vino.

Ma soprattutto in Umbria tutto bene.

Foto: bastet.it

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.