Adanti

Adanti. E’ qui che ho trovato la prima guida del Gambero, l’edizione 1988. Non sorprende, l’azienda era tra quelle quattro o cinque inserite già allora.

Adanti è quanto di più classico si possa trovare nei vini di Montefalco. E’ una villa a due passi da Bevagna che ospita  la cantina e le vigne di Arquata tutte intorno. E’ un’altra vigna ancora a Colcimino, che da quelle parti è una sorta di Grand Cru e si sente.

E’ botti grandi, fermentazioni spontanee e lunghe macerazioni. E’ rispetto delle annate che restituiscono la loro immagine in bottiglia. E’ una famiglia legata a doppio filo al territorio, un cantiniere storico come Alvaro Palini, che arriva ai grandi vini facendo il sarto a Parigi, e suo figlio Daniele, che promette un’altra grande storia da raccontare.

E’ un alito di vento, una carezza, una parola sussurrata che rischia di sparire nel gran vociare della zona. Ma che se la ascolti ti commuove. E’ un caveau di vecchie annate che possono spiegare il Sagrantino più di qualsiasi workshop o trattato di marketing. E’ un tuffo in una storia di terra e di uomini.

E’ un Sagrantino 2002 che mi fa felice perchè regala coerenza ai miei pensieri. E se un filo di diluizione è un problema per il Sagrantino allora fate da voi perché non ho capito niente. E’ un 2005 strepitoso, ricco di terra, tabacco, arancia candita, fiori; dal palato dolce e teso, lungo e minerale. E’ un 1999 pazzesco e vibrante, con quel tocco di cacao al naso che ci sta bene, regala pienezza e un pizzico di complessità in più. E’ un 1993 ossuto, verticale, nervoso, con una puntina verde che non stona.

Adanti è una cantina che se non ci fosse ci mancherebbe molto.

(Adanti sarà protagonista di una bella verticale dei suoi vini a Spoleto, in occasione di Vini Nel Mondo*, domenica 3 Giugno alle ore 12)

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.