A Casa Mia in Chianti

“Non sapete che di mercoledì è meglio non venire a San Casciano?” Evidentemente no, non lo sapevamo, e comunque non è che avessimo tutta ‘sta scelta.

Eravamo da quelle parti e la cena “A Casa Mia*”, un posticino delizioso a Montefiridolfi, è occasione da prendere al volo (tra i giorni di chiusura ufficiali, quelli improvvisati e i pochissimi tavoli non sai mai se riuscirai ad andare), figuriamoci se ci mettiamo a fare gli schizzinosi sul giorno!

Già, ma che c’entra in tutto questo la chiusura settimanale dei negozi di San Casciano? Centra, date retta che c’entra. Almeno se volete bere una bottiglia decente a cena, perché tra i tanti pregi di questa osteria non c’è la carta dei vini (che avete capito? Non è che è brutta, è proprio che non c’è. Al più ci si bagna il becco con un vinello rosso della casa imbottigliato nel nostalgico fiasco).

Dunque, la ricerca pomeridiana della boccia giusta comincia male. Saracinesche abbassate e sguardi sconsolati al nostro disperato grido d’aiuto… Quasi tutte, ma per fortuna non quella dell’enoteca Bacco in Chianti* che in zona Cesarini ci salva dal malefico torchiato. Gira e rigira tra gli scaffali, decisi a prendere un vino del Chiantisciair (che volete farci? Siamo fatti così. Non ci sono bastati gli oltre 300 assaggiati in tre giorni di degustazioni. Ad ognuno le sue perversioni), la scelta cade su un Sangioveto 1999 di Badia a Coltibuono.

A Casa Mia, di nome e di fatto. Tutto è semplice e informale, tutto immediato e senza fronzoli. Apparentemente lasciato al caso, nella realtà pensato per mettere a proprio agio gli avventori, senza sorprese sgradite o tempi morti.

Applausi alla cucina e alla sala, al super antipasto, agli gnocchetti con le cime di rapa e ricotta salata, all’anatra all’arancia, ai dolci fatti in casa, al caffè fatto con la moka, ai sorrisi, alla signora con i capelli rossi e a quella con i capelli neri, al cassetto del tavolo con le posate (ma perché non li fanno più?), alle travi di legno e al pavimento in cotto. Ad un garage che è diventato casa e ad una casa che è diventata ristorante. O forse viceversa. Ad un Chianti ammiccante ma tutto sommato autentico, e ad una toscanità cercata ma non troppo forzata.

Applausi anche  al Sangioveto 1999 della Badia, che ci perdona (o forse si compiace) del bicchiere di una volta (niente calici modernisti, per carità!). E che tira fuori un naso che più “Chianti con qualche anno sulle spalle” non si può, cui si perdona volentieri un fine bocca amaricante e dal tannino arcigno.

Ah, il Chianti! Vien quasi voglia di andar di notte a raccoglier giaggioli a lume di luna.

Foto: Giuseppe Carrus tramite Iphone

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.