Quelli che l’hot dog all’NBA…

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Più che un evento sportivo una lezione di marketing, con gustose appendici sulle più moderne e innovative tecniche di vendita, non senza qualche nozione per aspiranti direttori commerciali.

Magliette, canotte e perizomi a tema. Ditoni di gomma che impazzano in ogni dove e merchandising senza confini venduto come caramelle ai bambini. Per non dire del prezzo dei biglietti e delle pubblicità dappertutto, degli spettacolini venduti agli sponsor durante i time – out e tra i vari tempi: dagli sculettamenti delle cheerleaders ai mini spettacoli simil “Corrida”, con derive che nei migliori casi ricordano da vicino i “giochi senza frontiere”.

Un grande spettacolo, non c’è dubbio. Nel senso più ampio e complessivo del termine. Che in mezzo, udite udite, comprende pure una partita di pallacanestro! Non una qualsiasi ma un avvenimento sportivo di altissimo livello, con atleti formidabili e giocate francamente incredibili, se depurate da tutto il contorno (ma qual è il contorno?) e una volta anestetizzate le orecchie dagli irritanti stacchetti musicali che invitano il pubblico a cori demenziali e battimani.

In tutto questo potevano mancare cibi e bevande da ingurgitare in maniera compulsiva, sbrodolandosi allegramente tra un canestro e l’altro? Manco per sogno. E allora, sorvolando sull’omino sommerso dallo zucchero filato, registrando tra le ultime tendenze quella dilagante del sushi (si, pure qui… anche se ad appannaggio, diciamo così, della upper class), detto che i pretzel non giocano un ruolo secondario, è comunque, ancora e sempre, il mitico hot dog a fare la parte del leone.

Dunque per voi amici, e solo per voi che non aspettavate altro, abbiamo deciso di mettere alla prova il panino con la salsiccia più famoso d’America in uno dei suoi tempi sacri. Dopo averlo visto in milioni di film, in tutti i cartoni made in USA, nelle serie che hanno accompagnato e deviato per sempre la nostra adolescenza, ecco il responso tanto atteso: l’hot dog che si mangia negli stadi americani è una cagata pazzesca (e costa pure un botto). Pane cartonato, salsiccia immonda, dimensioni risicate. Il nostro responso è inappellabile e inoppugnabile.

Con buona pace dello Zio Sam, della Paramount Pictures, di Homer Simpson e del panzone sotto di noi che, con una sofferente maglietta di Jeremy Lin, ne avrà addentati almeno una dozzina.

PS: per la cronaca, al Madison Square Garden di New York City, i Knicks hanno battuto i Sacramento Kings per 100 a 85. Tra il pubblico, oltre a noi, un certo Al Gore, Mary J. Blige e Whoopy Goldberg.