Guide, internet, Salvioni e Veronelli

La rete regala possibilità incredibili, vie di comunicazione impensabili, ambiti di dialogo immensi e tempi di reazione rapidissimi.

Chi mi conosce un po’, dunque, sa che sono tutte caratteristiche antitetiche alle mie, che di fronte a tutti questi scenari mirabolanti resto inebetito, immobile, incapace della seppur minima mossa che non abbia alla base le lungaggini di un qualche ragionamento, l’elaborazione di un pensiero che va da qualche giorno ad anni di gestazione.

Arrivare prima mi interessa poco, semmai è il come arrivo la bussola del mio peregrinare. Tra le parole della comunicazione moderna che non ho mai capito c’è “tempo reale”, come se ne esistesse uno irreale; e la corsa alla primogenitura, alla scoperta a tutti i costi, allo scup, davvero non mi ha mai appassionato. E comunque non quando la riflessione condivisa, la costruzione di un’idea, la sedimentazione di un pensiero attraverso esperienze collettive.

Tutto questo per dire che ho partecipato ad un bell’evento, Quelli che le guide, organizzato da Guido Ricciarelli (sarà per il nome?) a Firenze, ormai una settimana fa, ma mi decido solo ora a parlarne, in barba a tutte le regole e regolette del cacciatore di notizie e dello smaliziato smanettatore del web.

Però che volete, gli input, gli assaggi e le chiacchiere sono state tante, e mi ci è voluto un po’ per metabolizzarle per bene. E siccome per me il tempo è una sorta di setaccio, pensa che ti ripensa a quelle ore passate tra ciarle e assaggi, quello che veramente mi è restato, più che le posizioni delle diverse guide, gli incroci di premi e punteggi, i tassi di originalità, i vini verdi, gialli, rossi e blu è il tempo trascorso con quell’incredibile personaggio che è Giulio Salvioni. Un vulcano in eruzione, di una schiettezza disarmante, con quella innata e mai eccessiva comicità toscana che ti rapisce, in moto perpetuo tra battute e aneddoti, racconti e considerazioni che partono dal vino per arrivare chissà dove.

Con un calice del suo immenso Brunello 2006, certo, quello che ha messo d’accordo tutte le guide (e ci mancherebbe), strepitoso nel gioco che mixa perfettamente potenza ed energia, finezza e allungo, tannini vellutati e impareggiabile sapore.

Forse è stato un sorso di quel vino che ha fatto scattare, non ricordo bene suggerito da chi, l’ennesima riflessione su vino e giornalismo, critica e nuove tecnologie. Ci chiedevamo, in estrema sintesi, che succederebbe se Veronelli fosse oggi un ragazzotto di trent’anni. Con i siti, i blog, i social network, la moltiplicazione delle fonti, la velocità d’azione che spesso trita le notizie, divora i contenuti e si fa gioco dell’approfondimento. Emergerebbe lo stesso con la sua classe inarrivabile? Diventerebbe comunque il personaggio che è stato anche in questo mondo? O si dedicherebbe ad altro, salutando tutti con un pizzico di umana compassione?


Altre considerazioni sull’evento su Slow Wine e Vino da Burde

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.