Dio creò l’ulivo, poi l’autocisterna

di

In questi giorni le olive assumono colori diversi, dal verde al giallo, dal viola al nero e la polpa diviene molle, come l’azione dei governi locali. Presto raggrinzirà e perderà peso. La natura è fonte di ogni metafora.

Arranca l’Ape Piaggio tra le chiusette di Bettona, Campello, Trevi e Spello. I raccoglitori stornellano dalle loro scale, si prendono gioco della vita e di una classe politica che non li tutela, che non ha a cuore il governo del territorio, che non s’interroga sull’emergenza, sul significato di questa crisi. Peccato che la preparazione è richiesta solo ai contadini e non a chi li governa.

Raggiunta l’invaiatura si ripresentano i soliti problemi. L’oliva può essere raccolta per rastellatura, o – peggio – per scrollatura con bracci meccanici che avvolgono il fusto percuotendolo e stressandolo; o per abbacchiatura, percuotendo le piante con le pertiche e lesionando i ramoscelli più giovani, a cui è affidata la futura fruttificazione, così che il frutto è frantumato nell’impatto col bastone o col terreno; o per caduta spontanea, metodo micragnoso, che provoca l’inacidimento in attesa che la natura faccia il suo corso. E infine per brucatura a mano, pratica che incide notevolmente sulla manodopera, ma che consente di ottenere prodotti di qualità superiore, di raggiungere l’apice degli antiossidanti, delle proprietà organolettiche e la migliore qualità.

Il principio della inolizione va applicato alla politica. E’ un po’ come il paradigma dell’olio vergine, insomma, quello che in Umbria dovrebbe farci cogliere l’opportunità di ribaltare le coordinate economiche, che sin qui ci hanno inchiodato a un modello superato. E’ vero che da noi l’olio è un po’ come il vinsanto per la Toscana, il prosciutto per l’Emilia o il ciauscolo per le Marche: ognuno è convinto che il suo sia il migliore. Ma in Umbria esso ha significati che vanno al di là della mera qualità intrinseca, altissima. E’ il tramite per il Sacro, è un lenimento delle controversie, è il lume di Francesco, è il companatico del bracciante.

Eppure il modello produttivistico fa sì che qui, destino infame, si concentrino i più potenti imbottigliatori d’Europa, che provano a contrastare lo strapotere degli spagnoli dai quali, ciò nonostante, si servono.  E’ proprio in Umbria che la Regione dovrebbe separare il falso dall’olio. Dovrebbe disincentivare lo schema mercatista e produttivista, che premia chi ne imbottiglia di più, di olio, e fare dell’extravergine il veicolo della propria identità territoriale.

Molto più del vino, dei formaggi, dei tartufi, persino degli affreschi di Giotto. Vi siete mai chiesti cosa sarebbero le colline umbre senza gli olivi? O come potremmo continuare ad accudire quel paesaggio – che è il primo costituente dell’identità umbra – se riduciamo l’extravergine a merce e non a simbolo, se continuiamo a pagare le olive dieci euro al quintale, considerato che le rese sono al diciotto per cento, quando va bene.

Potrebbe toccarci quello che è toccato alla Liguria, abbandono dei territori e alluvioni comprese. Oggi a brucare piantoni sono rimasti i migranti e gli storni, salvo qualche spensierato volenteroso. Il modello di sviluppo da contrapporre a questa crisi di carta – e non di sostanza – è quello che vede la valorizzazione complessiva del territorio, inteso come contenitore d’eccellenze, ritornello di cui i politici si riempiono la bocca, senza abbracciarne il significato.

Siparietto. Dio creò l’ulivo e molto più tardi l’autocisterna. Farebbe bene la Regione a legiferare discernendo l’olio umbro dall’olio ivi imbottigliato. Meglio ancora ad avviare un serio censimento delle piante in produzione. Farebbe bene a divulgare un dato, che diramiamo intanto noi: in questa prosperosa terra si produce appena il 2% del quantitativo nazionale. Sarebbe sufficiente che ogni famiglia umbra consumasse solo vero extravergine umbro, per determinare un deficit produttivo. Farebbe bene, infine, la Regione a rimettere mano ai disciplinari Dop, per fare chiarezza sull’origine, sulle rese, sui processi d’estrazione. Se non altro per risparmiare altri morti saltati in aria. Se non lo fa, a saltare in aria sarà l’Umbria stessa. Intesa come terra d’olivi.