Oh ragazzi, siam mica qui a lasciare il Taurasi Antico Castello ai Marziani!


Per una volta la faccio breve e vi dico: non perdete tempo con queste inutili chiacchiere e mettetevi immediatamente in macchina, impostate sul navigatore San Mango sul Calore (AV) – Località Poppano, 11 bis, saltate senza pensieri la tappa al bancomat e sbrigatevi ad arrivare da Antico Castello.

Nel frattempo provo a spiegarvi il perché, dando per scontata la vostra natura di appassionati-bevitori compulsivi. Così, tra una svolta a sinistra e una stradina stretta (niente paura, stavolta il Tom Tom non è impazzito), mi vengono in mente almeno quattro ottime ragioni.

1) Che troviate Franco Romano o la moglie Fiorenza, che ad accogliervi ci siano i figli Chiara o Francesco, che siate in forma da top model o sul Giuliano Ferrara andante, che tifiate Barcellona o Real Vallesaccarda, che siate dei comici di Zelig mancati o abbiate in Gustav Thoeni il vostro massimo riferimento umoristico, vi porterete a casa un cartone da 6 bottiglie di Taurasi 2007 per la faraonica somma di € 45,00 (iva, lavatura, imbiancatura e stiratura compresi).

No, almeno in questo caso non dovrei aver fatto errori di battitura, non c’è un virus sul vostro schermo, Explorer e Mozilla funzionano ancora bene e sì, se la matematica non è da sottoporre a revisione come le teorie di Einstein, divisioni e tabelline alla mano fanno ben € 7,50 a bottiglia. Ho detto che avete capito bene: € 7,50 a bottiglia.

Se lo avete già assaggiato, sapete che non stiamo parlando semplicemente di rapporto qualità-prezzo. Se non avete ancora avuto occasione e siete così fuori di testa da concedermi credito, mi impegno formalmente a rimborsare spese di viaggio e tempo se nel vostro bicchiere non si materializzerà un luccicante rubino, perfetta sinestesia di un frutto rosso chiaro e dolce, croccante, agrumato, continuamente spalleggiato da ricordi di humus, radici, macchia. Praticamente impossibile stabilire alla cieca se c’è legno piccolo o grande, di primo o ultimo passaggio, a strisce o a pois, facilissimo concludere invece che si tratta di aglianico vero di sapore e sostanza, energia e contrasto, tutto da godere adesso ma anche da proteggere senza rischi nelle zone meno accessibili della vostra cantina.

Non è per caso che lo scorso gennaio durante Taurasi Vendemmia 2007 era stato probabilmente IL vino che aveva messo tutti d’accordo: si potevano avere dubbi sul fatto che forse perfino troppo pronto, ma anche dopo l’estate è ancora lì, esattamente come se lo ricordano in tanti. Ah, non lasciatevi ostacolare dal camion parcheggiato davanti alla cantina: è Pico che sta caricando il decimo pallet. Quanto allo svizzero, invece, lo abbiamo prelevato e portato in un posto sicuro in Islanda: per il suo bene è meglio non fargli sapere niente di questa cosa…

2) Già che ci siete, approfittatene per farvi un giro anche sul 2008, da poco imbottigliato (slurp), ma soprattutto sui (nel vero senso della parola: bisogna salirci sopra) tonneaux e le botti da 25 hl dove stanno maturando i 2010. Ne vale la pena perché le tre parcelle di partenza sono ancora separate e vi divertirete come matti a sentire le differenze quasi lapalissiane tra Vigna Angelo (quella vicina al distributore Esso che si vede dall’Ofantina-Fondovalle), Vigna Sant’Agata (l’appezzamento più grande, circa due ettari, quello sopra alla cantina) e Vigna Petrara (un sito esposto completamente a nord: mai sentito un aglianico così vicino all’espressività di un Bordeaux, tra talco mentolato, sigaro, goudron, anche se non hai mai toccato un goccio di vino lo senti a naso nudo la sua anima “fredda”).

Dai dati che ho raccolto finora, quello di Antico Castello potrebbe essere l’unico Taurasi del 2010 prodotto con aglianico raccolto prima delle piogge, vendemmiato tra il 4 e l’8 ottobre: i dati analitici non sempre vanno di pari passo con l’anima del vino, ma in questo caso l’idea di trovarsi di fronte ad un 2010 con una marcia in più rispetto allo standard di un’annata senz’altro complicata è perlomeno supportata dai 15 gradi alcolici e 10 gr/litro di acidità certificati dal laboratorio. E’ per molti versi inaffrontabile in questo momento (specialmente la massa proveniente da Vigna Sant’Agata), ma se non subentrano imprevisti da qui all’imbottigliamento (è consentito e doveroso il gesto apotropaico) potrebbe venirne fuori un Taurasi (o magari due) potenzialmente eterno/i.


3)
Il 2007 di Antico Castello consente di aggiungere un nuovo significativo tassello nel lungo e difficile lavoro di mappatura dei cru e delle sottozone del Taurasi: adesso possiamo finalmente inserire un Taurasi (e che Taurasi) di San Mango sul Calore in purezza. Teoricamente proprio un’ideale punto di congiunzione fra i caratteri della bassa e alta Valle del Calore: le altitudini intorno ai 500 metri e le pimpanti acidità dei mosti l’avvicinano alle condizioni del triangolo Paternopoli-Castelfranci-Montemarano, le giaciture argillose e tufacee nonché i periodi di maturazione hanno maggiori punti di contatto con la zona di confine fra Taurasi e Luogosano.Nella pratica sarà interessante come al solito assaggiarlo più volte alla cieca in mezzo agli altri Taurasi pienamente riconducibili a zone e vigne ben determinate: e come al solito riferiremo.

4) Questa è tutta autoreferenziale, ma quando si condivide una buona bottiglia qualche ragionamento sui massimi sistemi ci sta, diciamo la verità. Se tutti gli eno-appassionati e gli eno-consumatori sono quelli che si materializzano su blog e forum in tempi di liste ottobrine, è definitivamente acclarato, fra le altre cose, che la qualità del lavoro di una guida o di un gruppo d’assaggio lo determina la percentuale di novità-sconosciuti-outsider presenti negli elenchi dei premiati. Non sarò abbastanza 2.0, ma è una lettura che trovo del tutto riduttiva, superficiale, demagogica, specialmente quando si palesa come una sorta di sentenza definitiva, senza che ci sia la minima voglia di guardare la fotografia nel suo complesso, di leggere almeno un paio di righe, di prendersi il tempo necessario per approfondire e confrontarsi concretamente con le gerarchie sul campo.

Perfino quest’anno che, tanto per fare un esempio, sette Tre Bicchieri su 17 in Campania erano “esordienti” (sempre per la matematica dovrebbe essere più di un terzo e, ripeto, per me è un dato che non necessariamente rappresenta un valore aggiunto nell’economia del lavoro), il ritornello più in voga (o almeno quello più esplicitato) è stato: i soliti noti, copia e incolla, tutto uguale, bla bla bla. E’ fin troppo chiaro che per molti è tutto sbagliato, tutto un magna magna, tutto un “tanto si sa come vanno le cose”, non lo è per niente, invece, da dove si debba ripartire per costruire davvero una nuova era di informazione, condivisione e, perché no, di critica.

Io una mezza idea ce l’avrei, tipo educazione, rispetto reciproco dei ruoli, onestà intellettuale, ma ammetto di essere troppo retrogrado. La cosa triste è che le profezie e le previsioni di questi ultimi anni, alcune delle quali anche auspicabili (le guide sono morte, i premi non servono e non interessano più, il web basta per tutto), non sembrano trovare nessuna corrispondenza nella vita reale, anzi sotto molti aspetti le cose sono in deciso peggioramento. Natura e qualità delle discussioni alla mano, mai come quest’anno a lettori, consumatori e produttori sembra interessare solo premi sì e premi no, perché sì e perché no.

Ovviamente posso parlare delle cose che seguo direttamente e vi posso assicurare che, tra telefonate e sfoghi più o meno diretti, ho contato non meno di una quarantina di aziende arrabbiate, deluse, accigliate per non aver preso i Tre Bicchieri. Se fossi stato su Marte gli ultimi dieci-quindici anni, scegliendo di tornare nell’autunno 2011 non penserei certo ad uno scenario di molto cambiato, da questo punto di vista, anzi: conta solo il premio, allora sì che sei bravo e capisci, tutto il resto è da buttare via, non serve a niente, cancellato. Ovviamente il discorso è lungo e vale la pena tornarci sopra, anche perché alla fine non sono così pessimista come può sembrare: dei semi nuovi sono stati gettati e prima o poi l’albero sarà visibile, nonostante il rumore e le drammatizzazioni, sicuramente amplificate da questa fase di crisi, non certo solo economica.

Che cosa c’entra tutto questo pippone con il Taurasi ’07 di Antico Castello?
Poco ma c’entra, perché in tempi normali sarei naturalmente portato a pensare questo vino e questa azienda come una bella novità della nuova edizione di Vini d’Italia: alla prima occasione selezionato per le finali, Tre Bicchieri molto molto vicini, inserimento in guida. Da lettore e consumatore sarei contento, invece saranno in molti a non accorgersene nemmeno: del resto che cosa conti oggi se non sei in una lista?

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.