Verrigni e Valentini. Pasta poco…

E’ passato quasi un anno da quella giornata indimenticabile a Loreto Aprutino, un posto nell’entroterra pescarese che gli appassionati di vino immaginano come un Eden bagnato da ruscelli di Trebbiano, Montepulciano e Cerasuolo Valentini (e secondo voi io che ci sono andato a fare?)

Un giorno in cui si è parlato di tutto, dal clima che è cambiato, e che secondo Francesco Paolo crea più sconquassi di quanto non si dica, al valore sociale del vino sfuso, dall’olio extravergine al grano, che regala una dimensione dell’azienda molto più ampia e articolata di quanto generalmente si immagini.

Un simbolo, il grano, almeno quanto e più del vino, che Francesco  ci confidò di voler trasformare in pasta, con l’aiuto di un mulino umbro e dei Verrigni, altra eccellenza abruzzese fatta di forma e sostanza.

Ne parlo oggi perché uno dei cerchi di quella conversazione si è chiuso, poche ore fa, quando un pacco della pasta sognata, progettata e realizzata dal magico duo Valentini-Verrigni ha varcato la porta di casa mia, appena 10 minuti prima di finire in una pentola di acqua bollente e a circa 18 dal primo assaggio (erano le cinque del pomeriggio, ma visto che ho finito il tè…).

Così, mezzi rigatoni a merenda, nature, giusto per farmi un’idea. Una buonissima idea.

Dunque, riavvolgendo il nastro, la pasta è stata fatta con grano San Carlo della trebbiatura 2010 (un millesimato insomma), prodotto dall’Azienda Agricola Valentini, molito dalla Molitoria Umbra e trasformato dall’Antico Pastificio Rosetano Verrigni. Tutto chiaro, tutto perfettamente tracciabile, tutto italiano.

Nell’epoca della delocalizzazione produttiva (compresa quella di tanta roba che viene definita “Made in Italy”, dalle auto alla moda, per dire), dei prodotti che mangiamo di cui è impossibile stabilire l’origine, delle etichette incomprensibili o peggio vessatorie, delle leggi alimentari “ad industriam”, non mi pare poco. Poi è chiaro che si tratta di una goccia nel mare, di una quantità inesistente, di una pasta non proprio “quotidiana”.

Però è anche un segnale, un esempio, un modo di approcciare il proprio lavoro e magari pure di vedere il mondo. Poi che volete, a me di questi tempi pasta poco

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.