Po(r)co ma buono


I miei improbabili sogni di recuperare una forma accettabile si sono infranti in meno di tre giorni (beh, non esageriamo, io sono quello a destra…). Tornato da Vinitaly con un flacone di depurativo antartico tutto nuovo, invece di investire il fine settimana in salutari passeggiate all’aperto mi sono imbarcato in un itinerario infernale che mi ha ricatapultato in un delirio di chilometri e abbuffate… ehm… volevo dire degustazioni lungo la direttrice Milano – Parma – Perugia.

Tre eventi tre da seguire in rapida successione, dal Salone del Mobile meneghino, anzi dal Fuorisalone che mette in fila una serie di appuntamenti straordinari di arte, design e varia mondanità, al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Non avendo i titoli per parlare del primo né tantomeno del secondo evento, potete immaginare come il clou del mio week end sia stato a Parma. A vedere l’ennesima sconfitta dell’Inter o rimpolpare la mia cultura verdiana? Manco per sogno, ovviamente, le attenzioni si sono incentrate tutte sul Padiglione n. 7 della Fiera che ospitava Cibus Tour, smanioso di toccare con papilla la bontà di un nuovo appuntamento slowfooddiano dedicato al vero miglior amico dell’uomo: Po(r)co ma buono.

Per dirla alla De Andrè, quel che è successo “non posso dirlo per intero, ma lo spettacolo fu avvincente e la suspance ci fu davvero…”. Attenti al maia…a.. le!


Altro che mazzo di fiori! Quello che ci vuole per una conquista sicura è il cartoccio con culatello e pizza fritta (detta anche nebbia)


Andrea della macelleria Giacobbe di Sassello (SV) affetta la sua deliziosa “Testa in cassetta”, antica produzione ligure a base di pezzi di testa e lingua di maiale, condita con spezie e pinoli. Bella anche la variante della casa prodotta con aggiunta di mele secche.


Il “Pezzente di montagna” della macelleria Don Francesco di Stigliano (MT), fatto con i tagli meno nobili del maiale, aromatizzati con sale, aglio, pepe macinato, finocchietto selvatico di montagna e peperoncino. Essiccato in budello naturale, ha sapore forte e deciso ma allo stesso tempo un perfetto punto di piccante.


Un tizio a digiuno da mesi addenta la “Mortadella di Prato” (a breve la versione cinese…). Una fetta stupenda!  Di origine antica, è un salume “povero” che veniva fatto con carni di scarto molto speziate (pepe nero macinato e in grani, sale, aglio pestato, coriandolo, cannella, chiodi di garofano e, udite udite, alkermes).

Tigella con ragù di “Bianca modenese”


Succulento esempio di Ventricina di Campotosto (spalmbile, altro che la nutella!)

Per un fine settimane tra i boschi o al mare ci sarà tempo, spero…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.