La Locanda del Prete, Saragano e quel cuoco in mezzo al verde

C’è campagna e campagna e quella intorno a Saragano, minuscolo borgo nel comune di Gualdo Cattaneo, è più campagna di altre. Anche nella “verde” Umbria, sporcata più di quanto non si dica dal “grigio” cemento e dove i capannoni spuntano a casaccio, trovare terre così poco antropizzate e profonde è cosa rara.

Ma se è difficile conservare il paesaggio in chiave contemporanea, e se è vero che molte piccolissime realtà come questa sembrano destinate a svuotarsi e a morire, a Saragano la storia ha preso un’altra piega e la faccenda sembra poter finire diversamente.

Tutto è cambiato, da qualche anno a questa parte, eppure verrebbe da dire che tutto è rimasto come prima. O quasi. Una sorta di restauro conservativo gli ha ridato vita, riuscendo nell’impresa di non togliere niente in termini di autenticità. Nel bene e nel male è difficile pensare a Saragano come ad un borgo turistico, anche se i turisti ci sono, perché qui si mescolano alla gente del posto, alle famiglie che ancora popolano il paese e che spesso dividono la piazza con quelli che arrivano da chissà dove. Distinti signori col panama e arzille vecchine baffute che stendono la biancheria si incrociano e capita pure che si salutino. Roba da matti.


Si viene a Saragano per tutto questo e soprattutto per La Locanda del Prete, una sorta di country house diffusa (gli appartamenti sono ricavati qua e là per il borgo) che ospita un ristorante che merita la visita almeno quanto la vista sulla Val Tiberina. Ci ha messo un po’ a calarsi nella parte, però ormai mi pare di poter dire (e anche se non lo posso dire lo dico lo stesso…) che Riccardo Benvenuti ha fatto della Locanda del Prete una delle tavole umbre di riferimento, capaci da sole di valere il viaggio.

Non starò qui a fare l’elenco delle precedenti esperienze di questo giovane cuoco, di come certo Alajmo e Uliassi siano tappe formative importanti, ma sono convinto che la regione abbia trovato un nuovo talento da spendere e su cui contare. Intanto perché Riccardo è uno dei pochi che ha voglia di conoscere, studiare, viaggiare, e dunque di sperimentare e mettersi in discussione. Uno dei pochi che va a mangiare, e spesso, dai colleghi da cui crede di poter imparare, o che comunque è convinto debba conoscere.

Il suo tratto stilistico è chiaro, la voglia di territorio (quello vero) mai ingabbiata o oppressiva (c’è la stessa attenzione per le oche che passeggiano sotto il ristorante e per i gamberi rossi siciliani, per dire), il percorso tracciato, portata dopo portata, in grado di raccontare una storia ancora in parte da scrivere, certo, però già capace di incuriosire, di farti venire la voglia di andare fino in fondo. I suoi piatti hanno un filo conduttore, fatto di tecnica e materie prime, ma anche di fantasia e capacità di giocare con i sapori, figli di un palato evidentemente arzillo e di una curiosità che li colora senza spingersi mai troppo lontano.

Il mio pranzo alla Locanda del Prete

Gamberi rossi siciliani in una versione che deve ancora trovare un nome. Piatto nuovo, dunque, ma subito tra quelli da ricordare

Carciofi, uovo e pancetta. Carciofi alla giudia avvolti con pancetta fresca croccante, cremoso d’uovo, scaglie di parmigiano stagionato 24 mesi, mentuccia. Un “gioco gioco” che potrebbe tornar buono anche per la “seconda” colazione

Baccalà, cavolfiore e polvere di tandoori. Un must dello chef, tra giochi di color bianco e tocchi d’oriente
(Baccalà, baccalà mantecato, burrata, cavolfiori in crema e tostati, polvere di tandoori)

Spaghettone artigianale del Mulino Silvestri, con polpette di maialino e acciughe. Perfetto e goloso (sia nei sapori che nelle consistenze), uno dei piatti più riusciti della giornata!

Maialino alla pizzaiola. Maialino da latte al forno, salsa alla pizzaiola con pomodoro di Torre Guaceto, fondente di mozzarella. Una versione di maialino buona anche per la bella stagione, pensata e ragionata

Capretto. Allo spiedo con carciofi cremoso di patate e riduzione di Cynar. Buono, questo si, ma comunque a mio avviso il piatto meno riuscito tra quelli assaggiati. Se fosse un vino direi morbido, rotondo, ma forse un filo corto

Tè e cioccolato. Uno dei tanti dolci da leccarsi i baffi. Stre-pi-to.so!


Uno sguardo sul Cigar Club di Saragano. Incredibile ma vero, in questo anfratto quasi sperduto c’è una delle collezioni di sigari più importanti d’Europa con quasi 4.000 pezzi, cubani in testa…

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.