Barolo 1996, tanto per cominciare


E' con sommo fastidio che pubblico questo post, scritto a quattro mani da Raffaele Del Franco e Vittorio Guerrazzi, firme ormai note ai quattro lettori di questo inutile Blog. Il testo è bello e divertente, benintesi, ma tradisce nella maniera peggiore il senso più autentico della parola amicizia. Ma dico io, sgargarozzate tutto quel ben di dio e manco fate un fischio? La vendetta sarà terribile, intanto buona lettura…
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Vi prego, non fatemi più stare troppi giorni senza bere e mangiare come Dio comanda, altrimenti divento pericoloso. Trenta giorni fa mi sono detto: Lè (abbreviazione di Lello, a sua volta diminutivo di Raffaele), dai! Fai uno sforzo e resta un paio di mesi in santa pace, cerca di regolarti con cibo e alcol, riprendi ad andare in piscina e vediamo di rimetterci un attimo in riga.

Tutto fatto! Però poi capita di regalarti un giorno e mezzo di pausa. E capita che si esagera. L’appuntamento è al ristorante “Viva Lo Re” di Ercolano, locale carinissimo e molto accogliente che vi consiglio per almeno tre ragioni:

1) cucina della tradizione ricca di spunti modernisti molto ben fatti. Meritano una citazione particolare la “crema catalana salata” e i “ziti fritti”. entrambe una goduria.

2) Maurizio, il patron, è persona simpatica e preparata in fatto di ristorazione.

3) carta dei vini tra le più ricche e curiose della zona partenopea.

Anche se, a dire il vero, il motivo dell’incontro era più semplicemente quello di bere 9 Barolo ’96, il cibo e venuto di conseguenza. Il commento ai vini mi viene suggerito dall’ultima, peraltro azzeccatissima, previsione del mago Antonio Boco. Che recitava: in Langa, l’annata ’96, sarà meravigliosa. Diciamo meglio, la ‘96 è un’annata della Madonna. La mia personale classifica: Vigna Rionda – Massolino (95/100); La Rocca e la Pira – Roagna (95/100); Monfortino – Giacomo Conterno (94/100); Brunate – Marcarini (93/100). Il tutto è avvenuto tra un buon Champagne Rosè iniziale da magnum, di cui non ricordo il nome e uno Champagne Rosè di Selosse finale da bottiglia particolarmente felice.

hackeraggio non autorizzto del segnale di trasmissione…….

Lè (che è sempre abbreviazione di Lello, a sua volta diminutivo di Raffaele) che te devo dì su sti '96!?! Spingono sti vini Lè… spingono maledettamente! Non è la tracotanza urlata o l'irruenza cicciona o muscolare di vinoni autoreferenziali, semisolidi, ridondanti, pronti ad esplodere fuori dal collo. E' piuttosto la delicata quanto ferma imposizione di chi vuol farsi bere senza compromessi, senza se e senza ma, senza pippe, senza tempo…

Devo proprio mettermi a dar giudizi Lè? Cazzo quando si parla di robe così manco dovrebbero esserci giudizi e classifiche. Piuttosto, meno male che PDC non c'era se no già mi immaginavo i titoloni a 9 colonne: “Breaking News: crolla di schianto la fragile tregua appena conseguita!” Vogliamo buttare giù la sintesi di qualche aspetto Lè?

Perfetta l'aderenza territoriale: le peculiarità di Serralunga, il maggior respiro e l'austerità che generano queste terre hanno avuto la meglio sulle provenienze da La Morra; Monforte s'è collocato nel mezzo.
Fra “tradizionalisti” ed “innovatori” credo sia indubbio dire che, al traguardo dei 15 anni, sono arrivati più in forma i primi. Ad ogni modo, nella quasi totalità dei casi siamo in presenza di bocce con i cosiddetti, arrivati ai 15 anni con l'agilità di poterne fare altrettanti ad altissimi livelli.

Detto questo, se con la “fune 'nganna” (corda in gola) si deve classificare, classifica sia:

1.    Barolo Riserva – Vigna Rionda – Massolino: naso di prorompente eleganza, finezza ed integra freschezza, giocato su delicati chiaroscuri tra petali macerati, lampi balsamici e note più oscure di cenere ed humus. Palato cazzutissimo, di infinita progressione acido-tannica, ancora non totalmente risolta, alcol perfettamente integrato. La corrispondenza col naso è esaltante ma allo stesso tempo si presta sempre a nuove piste olfattive, con richiami tanto alla frutta, quanto alle spezie, fino a sentori officinali. (97/100)

2.    Barolo Riserva – Monfortino – Giacomo Conterno: di là un'austera ed indomita personalità, di qui un fascino ed una suadenza commovente, una leggiadra danza sulle punte in un susseguirsi infinito di delicate coreografie aromatiche. Più che solo un vino, è commozione liquida in religioso silenzio.
Se appunto ci deve essere, appena una sfocatura, sul finale, nei toni dell'alcol. (96/100)

3.    Barolo Riserva – Vigna San Giuseppe – Cavallotto – Mg.: l'iniziale torrefazione caramellosa trae in inganno, un pò di ossigeno ed agitazione ed immediatamente si stratifica in una spirale di cui si fa fatica e vedere il fondo. L'impianto tannico è di mirabile fattura, mai cedevole lungo tutta la beva, concede solo qualcosina all'alcol, ma anche qui la spirale si mette sulla seconda corsia del naso e va giù fin dentro le viscere. Cavallo di razza. (94/100)

4.    Barolo Riserva – La Rocca e La Pira – Roagna – Mg.: voli pindarici al naso con cambiamenti a dir poco spiazzanti, fino a fissarsi poi su neri toni minerali, sbuffi di acetone e turgidissima frutta nera disidratata. Al palato vira ancora su note di cuoio e concia, imponente nell'ingresso e nella trama tannica. La progressione però non è del tutto continua, denunciando a volte dei piccoli vuoti nella tensione palatale. (93/100)

5.    Barolo – Brunate – Marcarini – Mg.: naso non violentemente espressivo ma delicatamente policromo, cangiante e fresco. Si impone al palato nel gioco tra acidità (che apre decisa le danze gustative) e tannicità (che monta sostenuta e si impossessa della bocca). Chiusura piacevolmente amarognola, un pò cedevole sull'alcol, in un grafico organolettico in cerca di una più precisa definizione. (92/100)

A seguire: Barolo Riserva –  Brunate e Capalot – R. Voerzio – Mg (imponente, concentrato e compatto, ma meno stratificato e più segnato dal legno), Barolo – San Giovanni – Alessandria (tripudio di fiori macerati, radici e resine, in un quadro però non freschissimo) e Barolo Riserva – Borgogno Barolo Riserva – Falletto Et. Rossa – B. Giacosa: N.C. (ermetico e reticente al naso, freschezza integra ma con qualche sfocatura aromatica).

…segnale pirata mode off

Chiacchiera più chiacchiera meno arriviamo alle ore 19.00. Caffè e poi tutti a casa di Pico a Pozzuoli. Insieme al padrone di casa e Fabiola ci scoliamo qualche fondo di Barolo del pomeriggio. Pico pretende che si stappi la bottiglia risolutiva della giornata. Si fioda in cantina è ne esce con un monumentale BdM Riserva ’88 Biondi Santi (bottiglia finita in 4 minuti) e un Amarone Bertani ’71 con naso bello da classico Amarone ma bocca scomposta. Chiacchiera più chiecchiera meno arriviamo alla mezzanotte.  Dopo un vano  tentativo di vedere un film dal titolo “Shakespeare a colazione” si va a letto.

La mattina seguente alle ore 11.00 è di scena la seconda edizione di “Parlano i Vignaioli” il più importante evento del Sud Italia dedicato ai vini naturali. La cornice che contiene il quadro è la fiabesca Casina Vanvitelliana a Bacoli (NA) sulle sponde del lago Fursaro. Io e Pico ci addentriamo nella “Ostrichina” e immediatamente incontro le belle facce di Angelo, Alessandra e Bianca, il team di Eco Fabrique, creativa ed ambiziosa azienda di BioArchitettura. Voi mi direte: cosa centrano con i vini naturali? Signori, su forza, un piccolo sforzo e ci arrivate.

Poi via via incontro i nostri cari vignaioli che, chiacchiera più chiecchiera meno, mi hanno fatto passare una piacevilissima giornata. Il duo bianchista Irpino Luigi Sarno e Angelo Muto, con i loro rispettivi energici Fiano di Avellino 2009 e Greco di Tufo 2009, l’azienda Pacina con il “Secondo” 2008, Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo di inconfondibile toscanità. Giovanni Ascione e il suo “Sabbie di Sopra il BoscoNanni Copè 2008 in forma meravigliosa. Altre facce altri vini: Raffaele Boccella e un “Taurasi 2005” che sta prendendo decisamente il volo, Claudio e Nadia de Il Cancelliere con un “Gioviano” 2008 sul quale scommetto € 100 sulla sua bontà assoluta. E poi ancora: Dante dell’azienda La Colombaia con un freschissimo “Metodo ancestrale frizzate rosato”, la famigliola al completo dell’azienda pugliese Morella con il primitivo “La Signora”, il “Tuderi ‘05” di Dettori, il “Taurasi 2005” di Flavio e Antonella Lonardo, il Rosato di Monte di Grazia.

Infine un applauso alle facce stanche ma soddisfatte degli organizzatori: Antonio e Daniela di Cantina Giardino, e gli infaticabili Pino Savoia, Giusy Romano e Michela Guadagno. Sono le 17.30 quando passo sotto l’arco Felice tra Pozzuoli e Bacoli, e penso che è dal tempo delle scuole medie che non vengo a dare un’occhiata alla solfatara di Pozzuoli oppure all’antro della Sibilla a Cuma o ancora alla Piscina Mirabilis di Bacoli.

Prometto che tra qualche mese tornerò nei Campi Flegrei ma a fare il turista bevendo acqua e mangiando carote.