Chianti Classico Collection 2011. C’è anche uno “Stinche” di santo


Più che parlare della prima ricognizione sulle nuove annate di Chianti Classico, le strette Riserve 2008, non sempre capaci di trovare la giusta complessità, e i deliziosi 2009, voglio socializzare la voglia di visitare una nuova cantina. Al più presto.

Non sempre due indizi fanno una prova, ma se già lo scorso anno, al debutto, il vino di Castello delle Stinche – Fattoria di Lamole era sembrato intrigante, quest’anno le etichette della piccola novità chiantigiana mi paiono ancor più belle, personali e convincenti.

Sia la Riserva 2008 che, soprattutto, il Chianti Classico 2009 Vigna Grospoli. Ha un profilo di grande finezza, profumi leggiadri di rosa, ciliegia bianca, lampone e liquirizia, bocca serrata e seria, elegante e profonda, con una spalla tannica, un sapore pepato e una profondità aromatica che lo proiettano in una dimensione “altra” rispetto a quella della sola, seppur divertente, curiosità (in più è stato prodotto in un numero meno confidenziale di bottiglie, anche se siamo ancora intorno alle duemila).

L’azienda appartiene a Paolo Socci, ha 15 ettari di vigna che si inerpicano fin quasi 700 metri d’altezza, ricamati dai muretti a secco, come vuole la tradizione di questa mitica collina chiantigiana, che lo stesso proprietario ha provveduto rimettere in sesto. Un opera culturale, oltre che colturale, che merita al più presto una scalata su quel cucuzzolo.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.