Il Friuli Venezia Giulia ha tante “stelle”

Se l’Europa allargata punta a diventare unita nella diversità, il Friuli Venezia Giulia lo è già. In un luogo in cui Alpi e mare Adriatico rappresentano i due estremi di un paesaggio sfaccettato e mutevole, si incontrano la cultura italiana, slava e germanica, in una sorta di melting pot di tradizioni, lingue e confessioni. Poco meno di 8 mila chilometri quadrati di montagne incontaminate, dolci colline e mare blu tracciano le coordinate di un nodo nevralgico della geografia europea, da sempre crocevia di destini e di genti, capace di premiare i suoi turisti con la ricchezza di un territorio che sorprende sotto ogni angolazione.

E’ solo l’attacco di un comunicato stampa con cui l’Ufficio del Turismo del Friuli Venezia Giulia presenta la sua regione; ma stavolta le parole, che in questo tipo di scartoffie sono spesso orchestrate a vanvera e mostrano tutta la loro inconsistenza, suonano piuttosto autentiche.

Le riporto perchè sono inciampato in una sorta di tour per quelle terre meravigliose, e davvero la sensazione che provo, ogni volta che capito lassù, è quella di camminare qua e la per la storia, tra luoghi incredibilmente vari, apparentemente contraddittori ma forse complementari, in un paniere ricchissimo, che rapisce del tutto pancia e cervello.

E se i prodotti, così come sono, esaltano l’ospitalità della gente; se le cantine, le osterie, i mercati e le osmize raccontano con semplicità una grande storia, le parole si fanno più complesse ma il linguaggio non sfigura la sostanza nell’alta cucina, tra i fornelli dei grandi chef della regione.

Che fortuna, allora, sedersi al banchetto preparato da alcuni di loro, tra piatti di una cena che mette insieme il firmamento friulano, le stelle (Michelin) di una cucina che pare non perdere mai di vista, anche nei casi più arditi, il rispetto per terre e popoli così generosi.

Una delle golosità d’aperitivo del ristorante Agli Amici dello chef Emanuele Scarello (Godia, UD): Gamberi Rossi con “pompetta” di mojito (mi pare…)


Perfetto ed elegante il piatto de La Primula firmato da Andrea Canton: Pescatrice arrostita con sottogola affumicato di Sauris, insalatina d’erbe e semi di girasole

Gustosa, ma forse un po’ troppo sapida e soprattutto eccessiva nel gioco delle sensazioni fumè, la Zuppa di patate affumicate ed i primi porcini. Preparata da Alessio Devidè della Trattoria Altran di Ruda (UD)


Ancestrale nei sapori, perfetto nella cottura e nelle consistenze, oltre che nel gioco agrodolce, il Filetto di cervo ed i mirtilli rossi de La Subida di Cormons (GO). Lo chef è ovviamente Alessandro Cavagna


Raro che mi succeda, ma per me è il dolce il piatto della serata: La sfera al cremoso di cioccolato bianco e gelo di frutta d’uva bianca. Complimenti allo chef Andrea Gabin de La Taverna di Colloredo di M. Albano (UD) che è riuscito nell’impresa di realizzare un piatto goloso e mai stucchevole, imprevedibile e originale, divertentissimo nel gioco delle opposte consistenze

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.