Campania e Basilicata. Ecco gli “anti-Tre Bicchieri”

In genere i crediti, come si chiamano in era digitale, compaiono alla fine. Ma per iniziare questa chiacchierata non possiamo fare a meno di dichiarare almeno tre fonti d’ispirazione convergenti.

Innanzitutto Fabio Rizzari, che nel sempre stuzzicante blog Vino dell’Espresso, curato insieme ad Ernesto Gentili, dedica costantemente attenzione ai cosiddetti vin de soif (letteralmente “vini di sete”), vale a dire quei vini che non rinunciano al carattere ma sanno essere soprattutto facili e gustosi da bere.

Poi l’ultima edizione della guida ai vini francesi Hachette, che da diverse edizioni segnala i coup de coeur (letteralmente i “colpi di cuore”), e cioè una serie di etichette che hanno saputo colpire l’attenzione degli assaggiatori nel mare magnum delle migliaia di degustazioni effettuate, al di là delle singole valutazioni. Non necessariamente i “più buoni” nelle loro categorie, ma di sicuro bottiglie che si fanno ricordare per originalità e tempra e che fanno venire voglia di ristapparli ancora e seguirli.

E infine un post di Alessandro Morichetti, pubblicato qualche giorno fa su Intravino, dove si ragiona di vini genuini, economici e bevibili, per fortuna sempre più ricercati anche dagli eno-neofiti.

Una serie di spunti assai interessanti che vale la pena sottolineare anche alla luce di un’altra considerazione di fondo. Tra qualche giorno si scatenerà l’annuale tempesta di premi e classifiche varie, con l’inevitabile florilegio di polemiche, non detti e punzecchiature collegate, e quasi tutta l’attenzione mediatica si sposterà su liste di bicchieri, bottiglie, grappoli, chiocciole e chi più ne ha più ne metta.

Molto si parlerà, come al solito, di premi meritati o meno, e passerà in secondo piano il lavoro complessivo delle diverse squadre di assaggio, quello che consente ogni anno di scovare novità, raccontare di aziende storiche che si rilanciano, di consigliare tutta una serie di vini, appunto, che non finiscono nei comunicati stampa ma per i quali vale assolutamente l’acquisto, per la loro coerenza stilistica o per un favorevole rapporto qualità prezzo, ad esempio.

Sia chiaro: in questo rutilante carosello ci siamo dentro con tutti i panni, con la presentazione e la degustazione dei Tre Bicchieri (Roma, domenica 17 ottobre) oppure, novità di quest’anno, con il primo Galà del Vino Campano (Città del gusto Napoli, 31 ottobre), nel quale si potranno assaggiare tutti i vini campani “finalisti” dell’edizione 2011 di Vini d’Italia di Gambero Rosso.

Nondimeno nutriamo la (forse ingenua) speranza che contemporaneamente ci si possa confrontare su molti altri aspetti che non siano liste e griglie, ragionando a 360 gradi su quel che è successo in questa stagione nell’Italia del Vino. Qualcuno non ci crede o non vuole crederci, ma una guida del vino serve anche a questo (parentesi lamentoso-autoreferenziale: altrimenti che bisogno ci sarebbe di passare tutto agosto a scrivere mentre gli amici su facebook ti taggano in foto dalla Route 66 e dalla Cambogia?).

E allora, come in una sorta di benaugurante antidoto allossessione guidaiolo-premiatoria di vecchia e nuova generazione, vi lascio con una cencelliana proposta (rigorosamente un’etichetta NON-Tre Bicchieri per provincia da Campania e Basilicata) di quelli che ci sono sembrati ben equipaggiati per rappresentare un virtuale incontro fra le caratteristiche che deve avere un vin de soif, un coeup de coeur, un vin genuin e, aggiungiamo noi con questi chiari di luna, un vin pour risparmier un peu de quattrin…

Avellino: Greco Musc ‘08 – Contrade di Taurasi

Non è certo una novità, soprattutto per chi bazzica blog, forum, eventi e soprattutto la zona est di Taurasi, dove si trovano ancora piante centenarie a piede franco e la piccola cantina della famiglia Lonardo. Un vero e proprio dream team, col professore Giancarlo Moschetti, Maurizio De Simone e Antonio Di Pietro ad affiancare Enza, Antonella e Alessandro, che cura i 5 ettari di proprietà secondo i dettami della viticoltura biocompatibile, con una grande attenzione alle fermentazioni naturali guidate.

Rinomati e spesso premiati per i loro Taurasi “base” e riserva (e presto saranno presentati i nuovi cru), i Lonardo ci stupiscono con una bellissima versione ’08 del Greco Musc’, nome tradizionale del rovello bianco allevato su starsete secolari: c’è resina, pietra focaia, muschio e un palato saporito e piccante, appena fenolico in chiusura ma attraversato da una mineralità inconsueta, di quelle che non si dimenticano. Da 12 a 15 euro in enoteca.


Caserta: Casavecchia Corte Rosa ’08 – Viticoltori del Casavecchia

Non abbiamo mai nascosto il nostro goloso apprezzamento per le bottiglie dei Viticoltori del Casavecchia, venti ettari divisi fra oltre quaranta soci conferitori per quella che è una delle più belle realtà cooperative del sud. Costanza, identità stilistica, prezzi a dir poco centrati: dietro la crescita di questi anni c’è un incessante lavoro di squadra affidato soprattutto a tre affiatati protagonisti. Alfonso Cutillo, presidente e mente, Battista Perrone, cantiniere ed anima, Maurizio Alongi, enologo consulente e stratega.

Per una volta accendiamo i riflettori sul Corte Rosa, il “vino di mezzo” della gamma a base casavecchia. Affinato dodici mesi in tonneaux, ha naturalezza espressiva e forza tannica, con il rovere ben fuso al frutto nero, venato di striature vulcaniche. Poco importa se manca un po’ di densità a centro bocca: lo sviluppo è soffice e rilassato, ad alto indice di bevibilità. Sotto i 10 euro in enoteca.

Benevento: Sannio Rosso ’08 – Venditti

Ci riserva sempre delle bellissime sorprese Nicola Venditti, tra gli interpreti campani più attenti ai dettami della viticoltura ecosostenibile. Sono undici gli ettari di proprietà attorno Castelvenere, consacrati principalmente ad aglianico e falanghina, senza dimenticare montepulciano, piedirosso, olivella, il grieco e la barbera locale, il cerreto.

Il suo vino che in questa tornata ci ha maggiormente colpito è un convenientissimo Sannio Rosso ’08, blend di montepulciano, olivella e aglianico affinato in acciaio. L’incipit è all’insegna della freschezza, tra melograno, gelso, addirittura frutta bianca, ulteriormente corroborata da una sfumatura marina e da un impianto gustativo agile e affilato. Sotto gli 8 euro in enoteca.

Napoli: Campi Flegrei Falanghina ’09 – La Sibilla

A noi è sembrato un vero e proprio cambio di passo quello messo in mostra nelle ultime stagioni da La Sibilla, la piccola grande azienda di Bacoli guidata dalla famiglia Di Meo con i consigli di Roberto Cipresso. Ci piace, anzi, ci entusiasma lo stile che traspare specialmente dai bianchi, a partire dalla Campi Flegrei Falanghina ’09: per una volta il termine “minerale” non è un vezzo modaiolo ma un vero e proprio tratto distintivo.

E’ mineralità marina, iodata, che si trasferisce prima di tutto in un palato scorrevole e pieno di sapore. Con un po’ di pazienza sul taccuino annotiamo nuances di mela verde e scorza di agrumi estremamente definite, ma prima di poter tracciarne un profilo più approfondito la bottiglia è già finita. Sotto i 10 euro in enoteca.

Salerno: Fiano ’09 – Rotolo

Alfonso Rotolo è uno dei protagonisti più conosciuti ed apprezzati del movimento che, soprattutto a partire dagli anni ’90, ha portato il Cilento del vino all’attenzione di operatori e appassionati. Solo aglianico e fiano in una gamma compatta che si racconta attraverso una mano tutt’altro che invasiva, lontana da tentazioni dimostrative.

La selezione Valentina è da sempre il bianco di punta nella gerarchia aziendale, ma il “base” gli è molto, molto vicino. Circoletto rosso, dunque, per un Fiano ’09 tra i più luminosi e scattanti del comprensorio cilentano, generalmente appoggiati sulla materia fruttata più che sul contrasto. Qui invece troviamo un disegno croccante ed armonico, tra pompelmo e mela annurca, scoglio ed erbe aromatiche, coerentemente sostenuto da un sorso sapido e croccante. Sotto i 10 euro in enoteca.

Potenza: La Sfida ’09 – Bonifacio

Basta una sola etichetta per comprendere il valore della produzione di Francesco e Michele Bonifacio, artefici dal 2003 di un’azienda da quindici ettari a Venosa. La Sfida ’09, aglianico in purezza maturato esclusivamente in acciaio, è uno dei migliori rossi regionali di pronta beva: ha frutto nitido e variegato, tra ribes nero e lampone, corredato da sfumature di noce moscata e sottobosco. Avvolgente e diretto, al palato è agile e piacevole nell’apporto tannico, con un lungo finale floreale. Sotto i 6 euro in enoteca.


Matera: Vignagiadì ’08 – Masseria Cardillo

Masseria Cardillo è probabilmente l’azienda della provincia di Matera che si sta rivelando come la più costante ed affidabile negli assaggi degli ultimi anni. Merito di una gamma che propone a prezzi convenienti vini come il Vignagiadì ’08, blend di sangiovese e primitivo affinato in acciaio. Autenticamente minerale col suo respiro affumicato di cenere vulcanica, gioca con la frutta rossa e i tocchi di edera e cacao, proponendo al palato una materia nitida e scorrevole, di ammirevole franchezza. Sotto gli 8 euro in enoteca.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.