Sassicaia 2007 a briglie sciolte

Oh, poi magari tra qualche anno i vini mi smentiranno, quei maledetti. E vabbè, di sicuro non sarà la prima volta. Però nella vita mi piace prendere qualche rischio (anch’io una volta in Inter – Catania ho giocato 2 fisso), elucubrare sul domani e tentare di immaginare quel che sarà (è vero, a pensarci bene quella storia del comunismo non è andata esattamente come pensavo).

Ma le pevisioni nel vino, si sa, sono esercizio facile facile, praticamente a botta sicura…

Messe le mani avanti, da Braveheart quale sono mi sbilancio: meglio il Sassicaia 2007 del 2006, che come ricorderanno quei quattro masochisti che hanno letto questa roba, mi era piaciuto ma non mi aveva entusiasmato.

Non so come la vedete voi. Sarà l’annata felice (a me pare così, e non solo nel caso del vino del Marchese di Bolgheri) o chissà che, fatto è che il 2007 mi pare un Sassicaia straordinario, grandioso, tra i mejo di sempre per intenderci (si si, vicino a questo).

Un vino che usa la sciabola e il fioretto, giovane eppure già a briglie sciolte (geniale no? Una metafora ippica in onore della passione degli Incisa della Rocchetta, che roba!), meno ingabbiato nei profumi e sul tannino del 2006, di scoppiettante energia e infinita profondità. Riconoscibilissimo, peraltro, perché ha tutte le componenti dei migliori Sassicaia. Tutte insieme. Come quegli arcobaleno nitidi e perfetti, che restresti a guardare per ore e dove non manca davvero nessun colore.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.