Imbottigliamenti

“Questa non è una bottiglia fortunata, ne avevo stappata un’altra pochi giorni fa e il vino era eccezionale” . Prendiamola come una frase modello, una delle tante possibili della serie, che serve però a identificare un problema mi-ca-da-po-co, capace di annullare qualsiasi garanzia su una certa etichetta, di un certo vino, in una certa annata.

Non bastava la sua proverbiale indole camaleontica (“il vino è vivo e cambia in continuazione”), le fasi di chiusura, apertura, sonnolenza, timidezza e via discorrendo, per una casistica infinita di stati psicofisici (roba da chiamare in causa uno psicologo, altro che il sommelier…) ;no, c’era bisogno anche della variabile bottiglia.

E non solo riguardo quelle che, per un motivo o per l’altro, ad esempio a causa di un tappo subdolo e malefico, sono da catalogare come “problematiche” e che nonsisaperchèepercome sono uscite fuori storte. Ma bensì anche i casi in cui, molto semplicemente, lo stesso vino non è lo stesso manco per niente. Perché magari l’azienda mette in commercio con identico involucro vini diversi tra loro.

Ah, non lo sapevate? Fatevene una ragione perché è così: molto spesso succede che le cantine fanno più di un imbottigliamento e che magari, dunque, i vini messi in commercio con la stessa etichetta sono diversi. A volte poco, e magari non ci si fa neanche caso, a volte molto, la qual cosa provoca il classico movimento rotatorio di zebedei.

La materia è complessa e i casi variegati
. Si spazia dalla simpaticissima cuvée journaliste (fatta apposta per i critici e quei fessi delle guide) a imbottigliamenti scaglionati della stessa massa, fino al caso di cui sopra: bottiglie uguali solo in apparenza, in realtà riempite con vini sostanzialmente diversi. Con buona pace degli ignari acquirenti.

Poi c’è la micidiale casistica di produttori geniali, incapaci però di partorire uno straccio di alternativa ad etichette così simili da risultare di fatto identiche. Qualche esempio?

Apprendo dall’enologo Fabrizio Moltard, che a sua volta l’ha saputo da Antonio Galloni (collaboratore del celeberrimo Robert Parker) che Gianfranco Soldera da Montalcino ha in commercio due versioni del Brunello Riserva 2001. Unico segno distintivo, il numero di lotto: con F 68 siamo sicuri di avere il succo proveniente dalla mitica vigna Intistieti mentre con G 69 protagoniste assolute sono le vigne Case Basse. E la stessa cosa, sembra, sia stata fatta per le Riserve ’99 e ’97 (sempre distinte in due lotti e due vini diversi: Intistieti e Case Basse).

E che dire del mitico Bernard Faurie, formidabile micro-produttotre del Rodano settentrionale che distingue allo stesso modo (numero di lotto) i diversi cru dei suoi buonissimi Hermitage, che per il resto sono praticamente identici, spiccicati, uguali?

Sembrava troppo facile, nnevero?

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.