Palle di Natale e Grilli ancestrali

“A Natale si può fare di più…”. Ogni tanto i tormentoni della pubblicità mi ronzano in testa come un disco rotto. Ma oltre ai jingle di pandori e panettoni, lo scorso Natale sarà ricordato come quello del sorpasso delle bollicine italiane sullo Champagne.

Un refrain ancor peggiorre che sentivi di continuo accendendo la tv, dal dentista o alla cassa del supermercato…

Con la precisione chirurgica cui si è soliti commentare i fatti in questo paese e un livello di approfondimento da scuola materna, si è detto in pratica che tutta la produzione di bolle italiane (di qualsiasi ordine e grado, dai metodo classico di riferimento delle denominazioni principali alla San Pellegrino, credo) aveva superato, in quantità, quella dello Champagne.

Lo so, la voglia di fregarsene è grande, però se tocca inventarci una pansanata del genere per avere un po’ di visibilità stiamo freschi. Altro che sorpasso!

Comunque, a parte queste trovate geniali del marketing agroalimentare italiano, ormai sempre più coldirettizzato, è innegabile che spesso si trovino in giro bollicine tricolori di un certo interesse, anche in regioni ingiustamente poco considerate su questo fronte come l’Umbria (a scanso di equivoci sono ironico).

Tra i primi a produrre dei metodo classico originali in questa terra, una menzione particolare va a Stefano Grilli de La Palazzola, imprevedibile e colto produttore in quel di Vascigliano, a due passi da Terni.

La notizia è che questi spumanti sono sempre più buoni e autentici, specie da quando Stefano ha cominciato a lavorare col metodo ancestrale (senza cioè aggiunta di zuccheri esogeni o liqueur di qualsiasi tipo. La  presa di spuma è dovuta alla fermentazione degli zuccheri naturali presenti nel mosto base, lasciati a bassa temperatura per alcuni mesi).

Anche le uve utlizzate sono curiose: dal riesling (che mantiene i tratti agrumati e carburici del vitigno) al trebbiano, fino ai rosè a base sangiovese e pinot nero*. Il mio pollice in alto va soprattutto a quest’ultimo vino, anche se tutte le bottiglie sono in un certo senso riuscite. Non perfette, forse, ma in grado di esprimere la bellezze delle cose artigiane, decisamente appaganti e saporite.

Anche rustiche a volte, come quelle trattorie un po’ fuori mano, senza l’ombra di un turista, frequentate solo da gelosissima gente del posto.

* tutti, più o meno, a circa 11 euro allo scaffale

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.