Il Pho e il mistero dei 24 elementi

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Lo so, il titolo non aiuta ma si tratta decisamente di un mistero irrisolto. Almeno per me. Saigon (attuale Ho Chi Minh) è una città di circa otto milioni di abitanti (dichiarati) e tutti almeno una volta al giorno mangiano il Pho: il piatto nazionale vietnamita.

Una zuppa calda di noodles esportata in tutto il mondo in numerose versioni. Un tipico cibo di strada che viene servito ad ogni angolo dei vari distretti della città.

Sembra che la parola Pho derivi dal francese feu fuoco, ma trattandosi di una delle possibili spiegazioni ed interpretazioni, non mi sono addentrata nella questione; anche perchè la cosa che mi ha incuriosito maggiormente è stato il ripetersi del numero 24.

24.000 dong è il prezzo per una piatto di Pho (circa 1 Euro)

24 sono le ore che servono a preparare la zuppa

– Pho 24 è il più importante franchising di ristoranti vietnamiti (il mio primo Pho è stato lì)

Ma soprattutto 24 sono gli ingredienti necessari che servono per preparare questa zuppa: e da lì sono partita. Assaggiate le due versioni tradizionali, il Pho ga (Pho pollo) e il Pho bo (pho manzo) ho iniziato a chiedere in giro l’elenco dei fatidici 24 ingredienti. Arrivati al ventesimo (ma forse erano di meno), il giovane gestore del piccolo ristorante, la signora con il tavolino sulla strada o l’amico italiano che vive lì da sei anni, si sono persi.

La mia lista, decisamente non definitiva, con quasi 24 elementi creano il Pho: acqua (quella non può mancare), pollo o manzo, noodles, ossa di bue, cipolle, prezzemolo, radice di zenzero, anice stellato, pepe nero, coriandolo, menta, basilico cinese, semi di finocchio, chiodi di garofano e (importante) su un piatto a parte, fette di lime, peperoncino fresco e germogli di soya.

Pho bo. Piatto di accompagnamento.

Il risultato è una zuppa delicata, definita in ogni suo ingrediente (forse mi dovevo concentrare meglio nell’assaggio per trovarli tutti, davvero tutti). Occorre un po’ di manualità per mangiare il Pho. Coordinare le bacchette della mano destra con il cucchiaio della mano sinistra non è tra le cose più semplici. Ma al terzo Pho le macchie sulla camicia diminuiscono.

Mentre scrivo realizzo che forse non è sempre bene conoscere ogni dettaglio e ogni piatto deve vivere di un po’ di mistero, soprattutto quando sei su un tavolino di legno alto 50 cm con davanti un piatto di Pho caldo, all’angolo tra due vie affollate dai una marea di motorini, 35 gradi di temperatura e una percentuale di umidità non raccontabile. In attesa della stagione delle piogge che tarda ad arrivare…