Barolo Giacosa 1967. Un affare degno dei Simpson


Avete presente quella puntata dei Simpson in cui Marge comincia ad alzare un po’ il gomito, dandosi alla pazza gioia etilica con Homer dopo aver visitato diverse cantine in California? Niente Duff, almeno per una volta, i due si dedicano al vino e ad un certo punto chiedono una bottiglia persino al fetido barista Moe.

Lui, stupito, risponde di avere solo qualcosa di molto vecchio, visto che i clienti del locale non ordinano vino da tempo, e tira fuori uno Chateau Latour 1886, facendoglielo pagare 4 dollari!

Ora, non dico una botta di culo come quella della coppia di Springfield, però a volte capita di fare qualche affare col vino: magari di trovare una vecchia bottiglia in balia di ignari baristi, enotercari, ristoratori.

Certo, visto che si parla di roba con qualche annetto sulle spalle, molto dipende dalla conservazione: il passo tra l’affare e l’acquisto di un cadavere è quantomai breve e personalmente diffido da amici che si entusiasmano per una boccia del nonno scovata chissà dove, come il gettonatissimo Brunello d’annata (che al 90% sarà dei Barbi), da anni sulla credenza di fianco al camino.

Non avrò fatto una colpo alla Homer, però di recente mi è capitato di comprare qualche bottiglia a prezzi (molto) interessanti da un ristorante ormai chiuso, con cantina in liquidazione totale.

Bottiglie perfette, come il Barolo 1967 di Bruno Giacosa, tutt’altro che dimostrativo ma grande rosso capace ancora di un’incredibile energia, sfaccettato sul piano aromatico con note di tabacco e foglie secche accompagnate da sfumature di liquirizia, a tratti floreali, in un contesto di grande sapore e austera (ma appagante) verticalità.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.