W l’arancione (di stagione)

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Amo la zucca gialla (più dell’estiva zucchina). Sarà per la forma, il colore, per i suoi semi o perché legata a dei bei momenti: la cena in un ristorante della provincia mantovana la mia prima volta a Vinitaly, una foto durante un viaggio in Germania, il campo dietro casa mia.

Chiedevo ad una amico esperto enogastromo il perché di questo nome: zucca gialla, quando è sempre (o nella maggior parte dei casi) arancione. Che bel colore*! La risposta al misterioso quesito non è arrivata e credo che se nessuno mi aiuta mi metterò l’anima in pace.

Nel frattempo nell’ultimo mese la zucca gialla (arancione) l’ho mangiata. E tanta. Fritta, nel passato di verdure, alla piastra (per parlare di cose semplici). Sabato e domenica ho dato il meglio di me stessa dedicandomi ai ravioli di zucca (o cappellacci) e a un piccione al forno ripieno di zucca.

Inutile che mi metta qui a parlare delle due ricette e a disquisire sugli ingredienti, ma i miracoli (anche sulla mia tavola) qualche volta avvengono.
Quel cappellaccio ripieno di zucca, amaretti, mostarda di pere, formaggio ragusano (eh sì, nell’impasto ho utilizzato un po’ di Sicilia) e pepe nero ha raggiunto un equilibrio che in bocca mi mancava da un po’.

Il piccione è stato un esperimento nel quale all’inizio non avevo creduto abbastanza. Fegatini di piccione sminuzzati e ripassati insieme allo scalogno e alla polpa di zucca, con una grattugiata di buccia di arancia. Una bella farcitura che che ha preso posto all’interno del piccione.
Anche in questo caso l’equilibrio (del piccione  intendo**) ha fatto da padrone : con la dolcezza della zucca, l’amaro dei fegatini, l’acidità appena avvertita della buccia di arancio.

Il momento più difficile è stato pensare all’abbinamento con il vino. Un solo vino per tutto il pasto. Scendendo in cantina pensavo al lambrusco (ma il piccione continuava a dirmi di no); chardonnay diceva qualcuno (no, please), una Vernaccia leggermente barricata (boh?).

Dico la verità: la parte bianchistica della mia cantina piange e tanto, ma la giornata era quella dei miracoli ed ho trovato qualcosa che subito ha stuzzicato la mia fantasia: una bottiglia di Sylvaner alsazianoCuvée Vielles Vignes  2005 del Domaine Dirler- Cadé.

Ancora non ricordo chi mi ha regalato la bottiglia, ma lo ringrazio perché questo biodinamico dagli aromi di frutta matura, come la pera ad esempio (che si è ricongiunta alla mostarda dei cappellacci), note di agrumi (sarà stata la scorza di arancia nel piccione), ma anche minerale, grasso e leggermente piccante ha reso l’abbinamento eccellente.

Davvero un vino vibrante. Pollice in alto anche da parte di mia nonna che non beve mai vino bianco ma critica sempre la forma dei miei cappellacci.

* Nella cultura giapponese e cinese l’arancione è associato all’amore a alla felicità. E’ il colore della crescita, simboleggia il sole nascente, è il colore della gioia. Rappresenta la vitalità, ricarica chi è stanco.

** Ringrazio la vicina di casa Marcella per il gentile regalo di ben due piccioni allevati in maniera naturale (qualche volta possono anche volare, ma poi tornano)