Ve la racconto io l’Australia. Part One

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Venti lunghissime ore di volo. Un vicino di posto colpito da catalessi che si alza sì e no un paio di volte per andare in bagno, obbligandovi a evoluzioni da circo Togni per sgranchirvi le gambe.

Quattro pasti al limite della commestibilità che comprendono un’inspiegabile colazione a base di costolette di agnello microondate e tazza di caffè e uno snack agghiacciante di tortilla arrotolata dal ripieno non identificato.
Siete disposti, come me, ad affrontare tutto questo pur di arrivare in Australia? Allora continuate a leggere…

Inizierò il mio racconto parlandovi di quella che, dal punto di vista puramente gastronomico, può essere considerata l’essenza dello spirito rudemente “aussie”, ovvero il barbecue. Va bene, state già pensando che non l’hanno certo inventato i cugini di Mr Crocodile Dundee e che non c’è nulla di speciale nel cuocere un paio di bistecche sulla brace. Ma se le bistecche fossero di canguro invece che di manzo, gli spiedini di coccodrillo e non di pollo, le salsicce di emu piuttosto che di maiale, vi ricredereste?

Insomma un BBQ australiano che si rispetti, secondo tradizione, of course, prevede proprio questa selezione di carni, diciamo così, alternative. Passi per l’emu che ha un sapore perfino gradevole seppur selvatico, ma il coccodrillo, devo ammetterlo, non è proprio un gran che. La carne bianca somiglia nell’aspetto a un trancio di pesce, ma in realtà è la variante più gommosa di un petto di pollo, mentre il sapore oscilla subdolamente tra mare e terra.

Una vera folgorazione, invece, è la carne di canguro. Se siete vegetariani, vegani o animalisti, non andate oltre! Morbida, saporita, molto ferrosa e simile nel gusto all’anatra, è davvero deliziosa. D’altra parte in Australia il canguro (da non confondere con il cugino più piccolo wallaby) non è solo un simpatico e tenero animaletto che zompa qua e là negli zoo. Viene allevato come fosse una vacca, tanto che i cartelli lungo le strade del Queensland e New South Wales si sprecano a indicare le “kangaroo farm”.

Comunque il barbecue oltre che un’istituzione è anche molto divertente.
Io l’ho fatto in mezzo al deserto rosso, a pochi chilometri da Uluru-Ayers Rock, la montagna sacra aborigena, il silenzio come musica di sottofondo e le stelle accese al posto delle lampadine. Niente male, vero?

Passo quindi a raccontarvi delle abitudini alimentari degli australiani che in linea di massima (e dal mio punto di vista) definirei molto “british”. Non siate prevenuti però. La cucina australiana è buona, si basa su ingredienti freschi, non è troppo unta e abbonda nelle porzioni. L’unico neo è una certa monotonia. Credo di poter asserire, senza paura di smentite, che non esiste contorno vegetale che non sia una patata: più frequentemente fritta, nei casi salutistici sottoforma di purè. Va bene, ogni tanto arriva nel piatto anche una bella insalatina verde ma è sommersa da dressing vari (alias salse) che alla lunga metterebbero alla prova anche gli stomaci più resistenti.


Quindi la scelta, se si frequentano pub e locali di medio livello (dove la maggior parte degli australiani mangia spendendo in media 10 dollari (meno di 7 euro) cade tra una bistecca con patate fritte e un buon fish & chips (il fish in questione è il più delle volte il barramundi, pronuncia “bar-ra-man-di” una sorta di dentice, oppure lo squalo bianco).

La cosa più divertente è il servizio: non arriva nessuno ai tavoli a prendere la vostra ordinazione se non nei ristoranti più chic. Perciò si va alla cassa, si pagano in anticipo cibo e bibite e si attende pazientemente il proprio turno. Qualche volta vi schiaffano tra le mani una scatolina pronta a trillare nel momento clou, più comunemente vi consegnano un’asticella in metallo con un cartoncino numerico che vi identifica. Qualcuno, prima o poi, chiamerà il vostro numero e se sarete fortunati la vostra cena sarà pronta…

Un po’ come al superenalotto!